Municipium
Cos'è
Mercoledì 18 Marzo Giovanni Giovannetti presenta “Pasolini giornalista” (Effigie, 2025)
Dialogano con l'autore, Claudio Frosini e Cesare Sartori.
Dialogano con l'autore, Claudio Frosini e Cesare Sartori.
Il libro
Si è soliti ritenere che Pier Paolo Pasolini fosse un abile opinionista e un pigro giornalista d‘inchiesta; che le sue fonti fossero gli articoli altrui o che andasse in giro a fare domande da evitare, esponendosi ingenuamente a rischi eccessivi.
Al contrario, Pasolini sapeva utilizzare fonti “basse” e fonti “alte”, orali e scritte, aperte e riservate, documenti e dossier di cui ha fatto largo uso nei suoi articoli e in romanzi in fieri come Petrolio.
Di certo quel suo modo troppo esibito di fare inchiesta e la possibile divulgazione di informazioni – sgradite a taluni – in giornali e in romanzi possono averne provocato la morte violenta (ai possibili scenari del suo omicidio all‘Idroscalo di Ostia si dà spazio nella seconda parte di questo libro). In un grande artista tutto sta insieme.
E di conseguenza gli interventi giornalistici dello scrittore e regista sono a volte assimilabili a quelli cinematografici, poetici e narrativi: cambia la cifra linguistica, ma il motivo di fondo, pur tra luci e ombre, rimane la critica alla società italiana del suo tempo, al neocapitalismo, allo sviluppo senza progresso, allo scempio urbanistico, alle merci come feticcio omologante, al conformismo che annulla le differenze.
Pasolini ha fatto giornalismo anche stando dietro alla macchina da presa: lo vediamo in film-inchiesta come Comizi d‘amore (girato nell‘estate del 1963, è uno scavo su cosa pen sano gli italiani del sesso e dell‘amore al tempo del boom eco nomico); o come 12 dicembre, un docufilm del 1972 sulla strage milanese di piazza Fontana e sulle lotte operaie di quegli anni.
Nell‘opera di Pasolini andrebbe dunque riconsiderata quella che lui stesso chiama la «questione sociale», ben più importante, dice lo scrittore, di «aspetti secondari come quelli del linguaggio, o della crudezza che c‘è nella mia verità».
Al contrario, Pasolini sapeva utilizzare fonti “basse” e fonti “alte”, orali e scritte, aperte e riservate, documenti e dossier di cui ha fatto largo uso nei suoi articoli e in romanzi in fieri come Petrolio.
Di certo quel suo modo troppo esibito di fare inchiesta e la possibile divulgazione di informazioni – sgradite a taluni – in giornali e in romanzi possono averne provocato la morte violenta (ai possibili scenari del suo omicidio all‘Idroscalo di Ostia si dà spazio nella seconda parte di questo libro). In un grande artista tutto sta insieme.
E di conseguenza gli interventi giornalistici dello scrittore e regista sono a volte assimilabili a quelli cinematografici, poetici e narrativi: cambia la cifra linguistica, ma il motivo di fondo, pur tra luci e ombre, rimane la critica alla società italiana del suo tempo, al neocapitalismo, allo sviluppo senza progresso, allo scempio urbanistico, alle merci come feticcio omologante, al conformismo che annulla le differenze.
Pasolini ha fatto giornalismo anche stando dietro alla macchina da presa: lo vediamo in film-inchiesta come Comizi d‘amore (girato nell‘estate del 1963, è uno scavo su cosa pen sano gli italiani del sesso e dell‘amore al tempo del boom eco nomico); o come 12 dicembre, un docufilm del 1972 sulla strage milanese di piazza Fontana e sulle lotte operaie di quegli anni.
Nell‘opera di Pasolini andrebbe dunque riconsiderata quella che lui stesso chiama la «questione sociale», ben più importante, dice lo scrittore, di «aspetti secondari come quelli del linguaggio, o della crudezza che c‘è nella mia verità».
L'autore
Giovanni Giovannetti (Lucca, 1955). Editore, fotografo e giornalista, tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981); Diario polacco. Immagini di un anno di sindacato libero (con P. Brera, P. Flores d‘Arcais, L. Foa e A. Sofri, 1982); Genti (1983); Scrittori per un secolo (con G. Fofi, 1993); Atlante del Novecento italiano (con E. Sanguineti, 2001); Ritorno a Danzica (con A. Sowa, 2004); Zingari di merda (con A. Moresco, 2008); Sprofondo nord (2011); Frocio e basta (con C. Benedetti, 2012 e 2016); Comprati e venduti (2013); Indagine su Leonardo (2015); Bananopoli (2019); Il tamburo di lotta (2020); Malastoria (2020); Genti di Po e Ticino (2023); Hedia, la nave dei misteri (2024); La nascita della Repubblica e l‘amnistia Togliatti (2024).
Presso Effigie ha curato la riproposta di Questo è Cefis. L‘altra faccia dell‘onorato presidente di Giorgio Steimetz (2010); L‘uragano Cefis di Fabrizio De Masi (2022); Plagi (2012); Come è bella l‘avventura (2018, biografia per immagini di Mino Milani); L‘uomo e una bestia (2019, le considerazioni morali su uomo e natura di Leonardo da Vinci) e un classico della “lingera” come Il ciarlatano di Arturo Frizzi (2022).
Evento in collaborazione con l'Associazione culturale Nomos Archivio Gianluigi Paganelli.
Municipium
A chi è rivolto
A tutti e tutte
Municipium
Date e orari
18 mar
18
mar
Municipium
Costo
Gratuito
Municipium
Luogo
Municipium
Punti di contatto
Libreria Lo Spazio - Pistoia : 328 324 2415 libreria@lospaziopistoia.it
Municipium
Allegati
Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2026, 17:40
