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Il Museo Civico

La visita al museo si rivela un interessante cammino
nella storia politica, religiosa e artistica della città. A
Pistoia, come altrove, l'idea di istituire un museo cittadino prese
corpo agli inizi del XIX secolo quando Carlo Fabroni e Giosuè
Matteini assunsero l'incarico di esaminare a tal fine le opere che
in seguito alle soppressioni degli enti religiosi (vs20)
erano divenute prive di destinazione. I beni selezionati rimasero
in deposito nei locali del convento di S.Francesco (vs41)
fin quando, ai primi di questo secolo, non si provvide a dotare
Pistoia del suo museo la cui sede fu individuata nel palazzo del
Comune (vs10) dove si trova
ancora oggi.
Le raccolte civiche, più volte riordinate sino all'attuale
allestimento inaugurato nel 1981, rispecchiano l'attività artistica
di un centro che per quanto minore -sempre su Pistoia si sentirono
le esperienze della vicina Firenze- fornì il suo originale
contributo alla cultura artistica del nostro paese.
Il nucleo centrale della collezione che annovera opere in pittura,
scultura ed arti minori rappresentative di un arco cronologico che
va dalla metà del XIII secolo sino alla metà del XIX,
proviene per lo più dagli enti religiosi soppressi e da lasciti
privati quali quelli Gelli e Puccini (vs21/vi).
Se nelle sue sale è ben rappresentata l'età medioevale
che ha lasciato a Pistoia alcuni rari capolavori (1)* ancora più
significativa è la presenza di tavole cinquecentesche, in gran
parte raffiguranti il tema della Sacra Conversazione. Tra queste
si distingue per originalità la pala detta La Madonna della
Pergola (11) di Bernardino Detti. Al Detti si uniscono rappresentanti
di una scuola che può ben dirsi pistoiese: Gerino Gerini (6/7),
Domenico Rossermini, Bernardino del Signoraccio (9), Fra' Paolino
(10) e lo Scalabrino. L'opera di questi pittori dimostra come a
Pistoia si seppe in modo del tutto autonomo elaborare uno stile
che, pur mostrando i suoi legami con la maniera fiorentina
di Andrea del Sarto e Fra' Bartolomeo, fu in grado di conservare
una propria originale impronta.
Le sale del museo propongono inoltre una ricca panoramica sulla
pittura sei-settecentesca, periodo in cui la città vide all'opera
artisti di primo piano impegnati sia nella realizzazione delle numerose
pale d'altare di committenza nobiliare sia nelle maggiori imprese
ad affresco (vs37/vs42).
Certamente stimolata dalla presenza di importanti artisti si formò
una scuola locale sulla linea della più illustre tendenza fiorentina
testimoniata nelle sale del museo da Giovanni da San Giovanni (15)
e Cecco Bravo (18). I più noti rappresentanti di tale scuola
furono Alessio Gimignani (20), il figlio Giacinto, artista caro
a Papa Clemente IX (vs47) e
Francesco Leoncini. Insieme alle loro opere sono custodite nella
grande salone del museo numerosi quadri di genere tra cui alcuni
ritratti di personaggi famosi.
Corpo a sè fanno le opere raccolte nella collezione della famiglia
Puccini
(vi/vs21) che, pur annoverando
tele di varia epoca, conta alcune interessanti quadri ispirati alla
pittura di soggetto storico del XIX secolo. Sebbene Pistoia abbia
alcuni centri dedicati all'arte del nostro secolo (vs18/49)
il museo ospita allo stesso piano del Centro Michelucci (vs51)
una sezione dedicata agli artisti locali attivi tra le due guerre.
* i numeri si riferiscono alle schede contenute
nella aggiornata guida del Museo, i cui estremi sono nella bibliografia
qui di seguito.

G. Bezzuoli, Assassinio di Lorenzino de' Medici
La Collezione Puccini
La collezione è il frutto del gusto dei membri della casata
che sin dai primi del XVIII secolo con Tommaso (vs21)
si interessarono al collezionismo d'arte. A Niccolò, ultimo
discendente della famiglia, si devono le sei grandi tele a soggetto
storico dipinte tra il 1830 e il 1840 da validi artisti esperti
di questo genere; questi quadri testimoniano lo spirito libertario
che animava il singolare committente. Nella rappresentazione di
particolari eventi della storia del passato Niccolò intese
esplicitare vivamente il suo fervente patriottismo di impostazione
decisamente antiassolutista. Congiura dei Pazzi, Omicidio
di Alessandro de' Medici e Assassinio di Lorenzino devono
quindi essere letti secondo questa particolare ideologia. La raffigurazione
dell'eroe della congiura anti medicea intendeva esprimere la profonda
vocazione anti tirannica di Niccolò. Naturalmente questa posizione
adombra l'opposizione del Puccini al regime dei Lorena allora signori
di Toscana al posto dei Medici da lungo tempo estinti. Con i Vespri
siciliani e La rivolta del Balilla Niccolò spostò
il suo interesse verso la decisa opposizione alla presenza degli
stranieri in Italia aderendo in tal modo alla più sentita istanza
risorgimentale.
Cronologia
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1893
1914
1922
1956
1975
1982
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Si apre il Museo
civico nella chiesa di S. Francesco.
La Collezione Puccini diviene proprietà comunale.
Inaugurazione del primo allestimento del Museo civico.
Le sale del Museo vengono nuovamente allestite.
Il Museo viene trasferito in palazzo Marchetti.
Gli architetti Mario Manieri Elia, Nicola Marras e Sergio
Polano realizzano
l'allestimento dell'attuale Museo. |
Bibliografia
Museo Civico di Pistoia, catalogo delle collezioni,
a cura di M. C. Mazzi, Firenze, 1982.
C. d'Afflitto, Il Museo Civico di Pistoia, Firenze, 1996.
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