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Gli affreschi
di San Antonio Abate del Tau

N. di Tommaso, Storia della Genesi (particolare)
La cappella del Convento del Tau di Pistoia, tornata
all'antico splendore grazie all'accurato restauro di cui è
stata oggetto, custodisce al suo interno il maggior ciclo gotico
ad affresco della città. Gli affreschi, per i quali fu incaricato
Niccolò di Tommaso, furono compiuti entro gli ultimi trent'anni
del Trecento dal medesimo Niccolò e da alcuni suoi validi collaboratori
tra i quali, si presume, il pistoiese Antonio Vite (vs36/40/41).
Se l'intero complesso denuncia le forti tangenze con la cultura
fiorentina, il che risulta evidente dall'impiego della pietra forte,
unico esempio di tal genere in città, ancor di più le
pitture dichiarano l'aderenza ai modi della scuola dei fiorentini
Orcagna, i tre fratelli Andrea, Nando e Jacopo che monopolizzando
la produzione figurativa del secondo Trecento, definirono quello
stile vivacemente descrittivo che è caratteristico dell'arte
di quegli anni.
L'aula rettangolare, di non grande ampiezza, preceduta dalla misurata
facciata, offre lo straordinario spettacolo delle tre fasce istoriate
sovrapposte A B che, dipanandosi lungo le pareti, narrano
storie tratte dall'Antico Testamento, dal Nuovo Testamento e dalla
vita di sant'Antonio Abate (vi). Ciascuna delle dodici vele
che costituiscono la copertura della cappella è dedicata ad
un episodio della Genesi D, dalla Creazione del
Cielo e della Terra sino ai Giganti.
Il ciclo dedicato all'Antico Testamento prosegue poi nel registro
superiore con episodi che illustrano in quattordici scene le storie
di Noè e quelle di Giacobbe.
Il registro mediano illustra quindici episodi tratti dal Nuovo Testamento,
dall'Annunzio a Zaccaria alla Trasfigurazione, e quattordici
storie tratte dalla leggenda
di sant'Antonio Abate.
L'articolato piano decorativo, con il Paradiso C affrescato
sulla parete presbiteriale, termina con una teoria di Angeli e figure
femminili, forse rappresentanti le Virtù,
nello zoccolo basamentale.
Il minuzioso programma iconografico, reso con grande chiarezza compositiva,
corrisponde perfettamente alle necessità didascaliche dell'Ordine
del Tau, le cui finalità benefiche dovevano essere ben chiare
ai fedeli.

Sant'Antonio Abate e gli animali domestici
Sant'Antonio Abate, un vecchio con lunga barba bianca, l'abito scuro
del monaco e il bastone, è solitamente raffigurato con un maialino
ai piedi. Pur non esistendo alcun episodio, nella vita del Santo,
che rimandi a tale animale, il porcellino divenne importante quando
i frati del Tau lo elessero a loro emblema per l'utilità che
il grasso aveva nella cura delle infermità alle quali essi
offrivano rimedio. Gli allevamenti di maiali, dei quali i frati
si prendevano cura, rafforzarono il legame tra l'immagine del Santo
e gli animali domestici, dei quali sant'Antonio divenne ufficialmente
il patrono.
Il 17 gennaio, giorno a lui dedicato, un gran numero di contadini
accorreva alla chiesa del Tau per la benedizione sugli animali e,
in occasione delle frequenti celebrazioni liturgiche, venivano distribuiti
piccoli pani benedetti, che i fedeli conservavano. Questa tradizione,
assai radicata nella campagna pistoiese, sopravvive oggi nell'uso
di appendere nelle stalle l'immagine di sant'Antonio, la cui presenza
è sufficiente a scongiurare la sventura.
Cronologia
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1372
1970
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Niccolò di Tommaso esegue
gli affreschi.
Restauro del complesso del Tau. |
Bibliografia
L.Gai, Nuove Proposte e nuovi documenti sui
maestri che hanno affrescato la cappella del Tau a Pistoia, in
BSP, V, 1970
E. Carli, Gli affreschi del Tau a Pistoia, Firenze, 1977
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