La Chiesa
di Santa Maria a Ripalta

S. Maria, recentemente restituita al culto grazie
ad accurati restauri, risale alla metà del XII secolo. Dipendente
dalla vicina pieve di S. Andrea, la chiesa vide accrescere le
proprie fortune durante il secolo successivo, quando alcune facoltose
famiglie pistoiesi, scegliendo di risiedere nel Borgo di Ripalta
subito fuori la seconda cerchia di mura (vs8),
l'arricchirono di opere d'arte di notevole pregio.
Di particolare rilievo fu la commessa del casato dei Taviani che
per il coro ordinarono la più importante opera
ad affresco: l'Ascensione, dipinta nel corso dell'ultimo
trentennio del Duecento da Manfredino d'Alberto (vs27).
Successivamente i parrocchiani di Ripalta commissionarono a Giovanni
Pisano (vs26) il Crocifisso
in legno, oggi custodito nella vicina chiesa di S. Andrea (vs25),
divenuto, in seguito, degno di particolare venerazione per i miracoli
che si dicono compiuti durante la terribile pestilenza che colpì
Pistoia alla fine del Trecento.
Un'iscrizione sotto il porticato ricorda la processione che fu
indetta dal vescovo Andrea Franchi per scongiurare il contagio
(vi). A seguito del diffondersi della devozione per la
miracolosa immagine venne edificata la cappella del Crocifisso
che andando a costituire di fatto il braccio destro del transetto
A, quello sinistro coincide con la cappella di sant'Agnese
B, trasformò definitivamente la semplice navata in
una più articolata croce latina.
Preceduta da un portico con arcate a tutto sesto aggiunto nel
XVII secolo, l'aula interna ha conservato notevoli brani di pittura
a fresco, accuratamente restaurati, tali da aggiungere un importante
capitolo alla storia della pittura medioevale pistoiese.
La lunetta di facciata ha restituito una duecentesca Majestas
Domini. attribuita, come l'Ascensione del coro, a Manfredino
d'Alberto.
Nel corso del Trecento lavorarono per Ripalta Antonio Vite (vs36/40/44)
che affrescò la Vergine con il Bambino e il Maestro
della Cappella Bracciolini (vs41)
cui dobbiamo il Compianto sul Cristo deposto.
La
processione dei Bianchi e il Crocifisso di Ripalta
Quando nell'estate del 1399 cominciò a diffondersi in Toscana
l'ennesima epidemia di peste, da Pistoia partì una solenne
processione penitenziale indetta dal Vescovo per allontanare il
morbo dalla città. Dall'abito bianco che i penitenti indossarono
prese, poi, il nome di Processione dei Bianchi. I fedeli
sollevando il crocifisso di Ripalta al quale affidarono le loro
speranze si mossero alla volta delle altre città toscane,
divenendo loro stessi portatori del morbo a causa della vita comunitaria
e dell'inosservanza delle più elementari norme igeniche.
Così scriveva il testimone dei fatti ser Luca Dominici: a
nostra brigata, che tornata era, molte erano le vesti loro sucide
e imbrunite ... e anco perché non se le cavavano. Cronologia
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1162
1274
1384
1399
1400-1412
1686
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La chiesa è citata per
la prima volta in un documento.
Manfredino d'Alberto affresca l'Ascensione.
Costruzione della cappella di S. Agnese.
Processione dei Bianchi e miracolose manifestazioni del
Crocifisso.
Costruzione della cappella del Crocifisso e della Compagnia.
Costruzione del porticato. |
BibliografiaA. Cipriani, A peste, fame et bello
libera nos Domine. Le pestilenze del 1348 e del 1400, Quaderno
degli Incontri pistoiesi di storia, arte e cultura n. 47, Pistoia,
1990
Neri Lusanna - Ruschi, Santa Maria a Ripalta, aspetti della
cultura artistica medievale a Pistoia, Firenze, 1992