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Il palazzo Comunale
o degli Anziani
Alla fine del XIII secolo, quando la città
di Pistoia conobbe un periodo di grande floridezza economica e politica,
si rese necessario costruire un palazzo più ampio e dignitoso
per le magistrature cittadine che sino a quel momento avevano trovato
sede provvisoria prima in alcune case private e poi in un più
vecchio palazzo di cui oggi non rimane alcuna traccia.
Una tradizione diffusa nel secolo scorso, ma non confermata da alcun
documento, vuole che il palazzo che ancora oggi è sede dell'amministrazione
comunale sia stato fatto costruire dal podestà Giano della
Bella, da cui la denominazione di Palazzo di Giano che ancora
oggi lo contraddistingue. In realtà già prima della reggenza
di quest'ultimo il comune aveva acquistato un nucleo di abitazioni
poste all'angolo tra la piazza e l'attuale Ripa del Sale, in prossimità
della prima cinta di mura (vs 8).
Viene così a cadere, stando alla più recente storiografia,
un qualsiasi ruolo attivo da parte di questo podestà.
Le vicende costruttive del palazzo sono assai complesse e ancora
oggi non del tutto chiarite, ma nonostante la scarsa documentazione
è possibile ricostruirne le principali fasi.
Dopo la costruzione del primo nucleo, avvenuta alla fine del Duecento
intorno al cortile in cui oggi è stato posto il Miracolo
dello scultore pistoiese Marino Marini (vs
49), il palazzo dei Signori Anziani e del Gonfaloniere di
giustizia venne ampliato durante la prima metà del secolo successivo
con l'aggiunta, tra l'altro, del portico di facciata che in un primo
momento si limitò a sole quattro arcate. Un ulteriore ampliamento
avvenne quando furono costruiti gli ambienti confinanti con la Ripa
della Comunità, oggi destinati a sede di mostre temporane,
e il palazzo fu innalzato fino al secondo piano. Si provvide anche
alla costruzione della quinta arcata di facciata in modo da dare
omogeneità al fronte che si caratterizza per la sua originalità
rispetto ai moduli dell'architettura pubblica toscana. Verso la
metà del XIV secolo il palazzo assunse l'aspetto che tutt'oggi
lo caratterizza; sono infatti assai limitate le integrazioni avvenute
nei secoli successivi e per lo più riguardano gli ambienti
interni che si sono dovuti adattare nel corso del tempo alle nuove
esigenze delle amministrazioni che si sono succedute.
Della prima metà del Seicento è comunque la costruzione
del ponte che unisce il palazzo alla cattedrale (vs31)
in modo da consentire alle Magistrature cittadine di raggiungere
direttamente il coro per assistere alle funzioni religiose.
Durante la massima affermazione del regime mediceo venne apposto
sulla facciata il grande stemma centrale con le armi dei Medici
sormontate dalla tiara papale e da grandi chiavi in onore di Papa
Leone X, illustre membro di tale famiglia. Comunque sulla facciata
non mancano insegne dell'epoca medioevale, quali la testa di marmo
nero sormontata da una mazza in ferro che una leggenda popolare
identifica con l'effige del traditore della città Filippo Tedici,
anche se presumibilmente si tratta del ritratto di Re Musetto II
di Maiorca, ucciso dal capitano pistoiese Grandonio dei Ghisilieri
durante la conquista delle Baleari nel XII secolo. La testa del
Tedici si trova invece sul portale di Sant'Andrea (vs25)
e la tradizione vuole che sia nera perchè in segno di spregio
vi venivano spente le torce prima di entrare in chiesa.
Gli
Orsi di Pistoia
Gli Orsi appaiono sull'arme pistoiese, la tradizionale scacchiera
bianca e rossa, attorno alla metà del XIV secolo quando la
città si liberò, con l'aiuto di Firenze, dall'assedio
del ghibellino Giovanni Visconti. L'animale entrato nell'araldica
pistoiese per confermare una identità da contrapporre a Firenze
emblematicamente riconoscibile nel Marzocco sembra trarre origine
dall'antica selva degli orsi, l'attuale Orsigna, estesi terreni
montani da lungo tempo di proprietà comunale. Detto popolarmente
il Micco l'orso ha perso ben presto ogni connotazione eroica
per divenire, forse in ricordo dei rituali sacrifici che lo vedevano
vittima designata, sinonimo di stupido, di allocco. Nel linguaggio
popolare rimanere come un micco significa restare di stucco, fare
la figura dello stupido. Quindi i micchi dello stemma della città,
perduta irrimediabilmente ogni fierezza, restituiscono di questa
e delle sue magistrature un'immagine domestica venata di ironia.
Cronologia
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1294
1335
1339
1345
1530
1637
1922
1925/40
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Acquisto da parte del
Comune del quartiere medievale
dove sorgerà il nuovo palazzo comunale.
Decisione di un primo ampliamento del palazzo.
Acquisto di ulteriori edifici confinanti.
Deliberazione di un ulteriore ampliamento.
Stemma dei Medici.
Costruzione del Passaggio tra il palazzo e la cattedrale.
Inaugurazione del Museo civico.
Ristrutturazioni e recuperi delle strutture architettoniche. |
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