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La Via de' Rossi

In
prossimità della porta sant'Andrea, appartenente alla cerchia
di mura altomedioevale (vs8),
inizia la via de' Rossi, così detta per l'omonima famiglia
che fin dai primi del XIII secolo fu proprietaria della maggior
parte degli edifici della zona, tanto che il crocevia in corrispondenza
con via Abbi Pazienza (vi) fu detto canto de' Rossi,
toponimo ancora in uso in città.
Verso la metà del XVIII secolo sull'area occupata dalle
case torri medioevali fu edificato dall'architetto pistoiese
Raffaello Ulivi il palazzo nobiliare della famiglia de' Rossi.
La facciata fu decorata da elementi in pietra riccamente elaborati
secondo il gusto del periodo barocco, mentre l'interno, con
un ampio scalone e alcune sale affrescate, è un tipico
esempio di dimora signorile. Di fronte a questo sorge il palazzo
del Monte Pio la cui facciata principale prospiciente sulla
via Abbi Pazienza coincide con il tratto delle mura urbane altomedioevali.
Nella seconda metà del Cinquecento l'Opera della Sapienza
(vs19) decise di costruire
un palazzo per impiegare manodopera in un periodo di crisi economica.
Quando pochi anni dopo l'inizio dei lavori l'architetto fiorentino
Bernardo Buontalenti (vs9)
ebbe l'incarico di proseguire i lavori secondo un suo progetto
la costruzione era già in fase avanzata. La facciata principale
si presenta con un disegno molto semplice secondo lo stile equilibrato
che contraddistingue il suo artefice.
Al termine dei lavori il palazzo fu acquistato dalla famiglia
Sozzifanti che nel corso del XVI secolo aveva raggiunto una
notevole consistenza patrimoniale. L'ultimo erede della famiglia,
alla metà dell'Ottocento, nominò suo erede Carlo Lodovico
di Borbone, quest'ultimo, una volta entrato in possesso del
patrimonio, donò il palazzo al Comune di Pistoia che agli
inizi di questo secolo lo destinò al Monte di Pietà.
Anni dopo il Monte di Pietà fu incorporato dalla Cassa
di Risparmio (vs15) che
divenne così proprietaria del palazzo. Ancora oggi gli
sportelli dell'istituto di credito sono aperti al piano terreno.
Oltre il giardino cinto di mura, sempre sulla via de' Rossi
si trova l'Oratorio dei Ss. Giusto e Lucia, oggi ristrutturato
a casa privata. Sull'architrave del portale d'ingresso è
ancora visibile lo stemma dei Vergiolesi che a metà del
Duecento ne avevano il patronato. Nell'oratorio che a quel tempo
era intitolato a santa Luciina, si riuniva la Congrega dei
Pagliosi che secondo il Fioravanti era così chiamata
dal fiasco di vino, il paglioso, che ciascun componente
portava e dal quale si beveva prima delle riunioni. Da loro
si ipotizza derivi il nome del vicolo del Fiasco con cui l'oratorio
confina. Proseguendo verso la chiesa dello Spirito Santo (vs37)
sulla sinistra incontriamo la chiesa romanica di S. Michele
in Cioncio. Il nome allude secondo alcuni all'esistenza di lanifici,
detti ciompi, secondo altri a quella di una conceria
delle pelli, a Pistoia detta cioncia. La struttura
fa pensare ad una costruzione databile XI e XII secolo ma tracce
di un origine anteriore sono rintracciabili nel titolo e in
un frammento di scultura decorativa altomedioevale. Le alterazioni
alla struttura apportate durante i secoli XVII e XVIII sono
oggi tutte scomparse.
Un tempo il portale custodiva la statua di san Michele Arcangelo
di Guido da Como (vs23).
Una
curiosità toponomastica: via Abbi Pazienza
La
via che dalla chiesa di S. Filippo scende verso il canto
de' Rossi prende il nome di via Abbi Pazienza da
un verso scritto su di una pietra murata sopra la fontana:
L'omo si muta. - Perchè? - Per lo meglio. - Abbi pacienza.
Il motto fu scritto dai fuoriusciti che dovettero abbandonare
la città in occasione degli scontri tra bianchi e neri.
Esiste, però, anche una più popolare e leggendaria
origine che, come scrive lo storico pistoiese Bruni, vuole
che il nome della via sia l'espressione di scusa che un uomo
rivolse ad un amico assalito per sbaglio con un pugnale in
mano al posto di un acerrimo nemico.
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1252
1564
1583-1589
1749
1862-1863
1914
1936
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La
famiglia Vergiolesi prende il patronato dell'Oratorio
dei Ss Giusto e Lucia.
Acquisto da parte dell'opera della Sapienza dei terreni
per la costruzione del
palazzo del Monte Pio.
Lavori di costruzione palazzo del Monte Pio.
Costruzione palazzo de' Rossi.
Il palazzo diviene proprietà di Borbone e successivamente
del Comune di Pistoia.
Il comune concede il palazzo al Monte di Pietà.
La Cassa di Risparmio incorpora il monte di Pietà
e con questo anche il palazzo. |
Bibliografia
G.
Tigri, Pistoia e il suo territorio, Pistoia, 1853
B. Bruni, Divagazioni sulla toponomastica pistoiese, in
Bullettino di Storia Patria, Pistoia, 1930
Il patrimonio di Pistoia, catalogo storico descrittivo,
Pistoia, 1967
N. Andreini Galli, I palazzi di Pistoia, schede storiche
di N. Rauty, Lucca, 1993
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