Gli insediamenti umani
Lungo la vallata sono sorti in diverse epoche ed a varie
quote d'altitudine numerosi centri abitati.
Sul versante settentrionale si sono formati gli abitati
di Borghetto, Cireglio e Castello di Cireglio ed, a quote
meno elevate, quelli di Castel di Piazza, Statigliana, Cucciano
e Stazzana mentre sul versante meridionale, più acclive
e meno soleggiato si sono costituiti i due centri di Pupigliana
e Pian di Stazzana.
Oltre a questi centri maggiori si è poi formata una
fitta rete di piccoli abitati e di case coloniche sparse
che hanno reso la valle una delle più abitate e antropizzate
del sistema collinare pistoiese.
Il territorio è stato così progressivamente
disboscato, consolidato con ciglioni e terrazzamenti e vi
sono stati impiantati castagneti, oliveti, vigneti ed alberi
da frutto dando vita alla tradizionale agricoltura delle
colline pistoiesi.
Inoltre, grazie all'abbondante presenza di acqua, nel fondovalle
sono sorti numerosi impianti produttivi come i mulini e
i frantoi.
Nei mulini veniva prodotta farina di grano e di castagne
mentre i frantoi erano destinati alla produzione di olio,
in alcuni casi, inoltre, accanto al mulino era presente
una gualchiera, cioè una struttura per follare i
tessuti di lana e i feltri e renderli così più
compatti, leggeri e morbidi.
La buona rete di vie di comunicazione e la vicinanza della
pianura e dei suoi centri abitati facilitavano infatti l'impianto
di queste attività rendendole rimunerative e floride.
Alla fine del secolo XVII sorgevano così nella valle
5 mulini, con 14 macine, di cui 2 associati ad una gualchiera
ed 1 frantoio1.
Nel corso del XVIII secolo e nei primi anni del XIX inoltre
i Vivarelli-Colonna, una ricca famiglia di nobili imprenditori,
impiantarono nella valle anche alcune ferriere e l'imprenditore
Clemente Ricci vi costruì una cartiera. Oltre all'abbondanza
di acque infatti gli estesi boschi assicuravano il rifornimento
di legna e di carbone necessari per far funzionare queste
strutture, e in particolare le ferriere.
I primi impianti sorsero lungo il Vincio di Cireglio, nei
pressi del Mulino della Sega, ed erano costituiti da un
distendino e da una ferriera posti a poche decine di metri
l'uno dall'altra ed alimentati dalla medesima gora e da
un complesso sistema di bottacci e caduta delle acque. All'inizio
del secolo XIX la località era indicata con la denominazione
di Ferriera Vecchia ed anche il corso d'acqua aveva assunto
il nome di Fosso della Ferriera.
Successivamente i Vivarelli realizzarono poco distante un
altro impianto, più o meno alla stessa altitudine,
ma sul Vincio delle Piagge, cui fu dato il nome di Ferriera
Nuova.
Dopo l'unità d'Italia infine una famiglia di imprenditori
del settore meccanico i Pacini, trasformò un mulino
della valle in una ferriera portando così a quattro
gli impianti di questo tipo esistenti nella valle. Nel secolo
XIX nella valle esistevano nel breve spazio di circa 6 km.,
ben 12 mulini, 4 ferriere, 4 frantoi ed 1 cartiera oltre
ad alcune piccole attività artigianali di lavorazione
dei tessuti.
Questi impianti si sono modificati nel tempo mantenendosi
attivi fino ad epoche diverse ma funzionando sempre come
parte di un'economia e di un'organizzazione del territorio
frutto di una felice integrazione tra risorse ambientali,
produzione agricola e attività manifatturiere.
Nella parte terminale della valle si era consolidata l'agricoltura
mezzadrile con numerosi estesi poderi organizzati in fattorie
di proprietà di famiglie nobiliari o borghesi, prime
tra tutte quelle dei Sozzifanti e dei Cellesi, che vi avevano
edificato anche le loro ville, mentre nella parte più
alta prevaleva la conduzione diretta con piccole proprietà
e un'agricoltura abbinata all'allevamento, al taglio del
bosco e alla produzione del carbone e che costringeva, comunque,
la popolazione ad una periodica emigrazione per integrare
i magri redditi familiari.
1. Archivio di Stato di Firenze, Capitani di parte
guelfa, n. neri, 1759. Descrizione di tutti i mulini, Pistoia
20 maggio 1698

La briglia della Ferriera sul Vincio di
Cireglio
Progressivamente fu completato anche il
sistema della viabilità della valle poiché
Pellegrino Antonini vi realizzò all'inizio dell'Ottocento
la cosiddetta "strada dell'Antonini" che collegava
le sue vaste proprietà montane nei pressi di Calamecca
con la pianura e che a Gello si collegava alle strade di
pianura. In questo paese inoltre egli realizzò anche
un carbonile, cioè un grande edificio destinato a
contenere la legna, il carbone e tutti i suoi prodotti per
la vendita in città, facendo così di Gello
un importante luogo di deposito, scambio e vendita di merci.
A partire dagli anni Venti inoltre il quadro di riassetto
della valle fu completato, attraverso l'intervento pubblico,
con la realizzazione di una serie di argini e di briglie
lungo il fiume che regolarizzarono il suo corso, evitarono
le alluvioni e contribuivano a salvaguardare l'assetto idro-geologico
della pianura pistoiese.
Tutt'oggi, dopo oltre centocinquanta anni in diverso stato
di conservazione, queste briglie e questi argini costituiscono
il sistema centrale di regolazione della forza delle acque
della vallata.
Ed è molto probabilmente in questo periodo che sorsero
nel fondovalle le caratteristiche "murelle", lunghi
ed alti muri a secco posti in maniera trasversale rispetto
al corso del fiume come rinforzo degli argini, protezione
dei campi dalle alluvioni, delimitazione delle proprietà
ed a salvaguardia della stabilità dei terreni agricoli.
Alla fine dell'Ottocento la valle aveva così assunto
le caratteristiche principali che in larga parte mantiene
ancora oggi con la presenza di numerose ville, fattorie,
centri e nuclei abitati, case coloniche, edifici produttivi
a cui si aggiunse, nel secondo dopoguerra, il completamento
della strada di fondovalle. Si definiva così uno
degli ambienti più tipici delle colline pistoiesi.
Oggi questo ambiente e questo paesaggio sono ancora in larga
parte intatti e ben conservati. Se si esclude infatti il
recente insediamento abitativo di Gello il resto della vallata
non ha subito sostanziali manomissioni e l'insieme dei suoi
beni culturali ed ambientali è ben individuabile
e fruibile da tutti ed in particolare dalla sua popolazione
che ha avuto un ruolo importante nel preservarlo e conservarlo.
Il patrimonio edilizio costituito dalle ville, dai centri
storici, dalle case sparse e dagli impianti produttivi è
in buono stato di conservazione ed anche il sistema dell'antica
viabilità e dei vecchi collegamenti tra i vari paesi
è sostanzialmente intatto.