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Conoscere Pistoia


La Ferriera vecchia nella rappresentazione del catasto granducale del 1823. (Archivio di Stato di Pistoia)

Ferriera vecchia. Uscita inferiore della condotta in pietra che faceva cadere l'acqua del bottaccio sulla ruota idraulica che muoveva il maglio

Mulino della Sega, l'antico ponte sulla via per Stazzana

Mulino e ferriera di Campiglio. La ferriera corrisponde all'edificio senza copertura

Mulino di Necca, particolare

Gello, carbonile dell'Antonini

Gello, ponte medioevale sul Vincio

Percorsi Naturalistici

Guida ai percorsi ambientali della Valle del Vincio di Brandeglio


Gli edifici produttivi

Sono presenti in tutta la vallata dalle sue più alte propaggini fino alla confluenza del Vincio con l'Ombrone e ciò dipende principalmente dall'abbondante presenza di acqua, usata come forza motrice, di boschi, che fornivano il combustibile necessario alle attività produttive e dalla facile percorribilità della valle che permetteva lo spostamento di materie prime e di prodotti finiti da e verso la pianura pistoiese.
Lungo il corso principale del Vincio, o dei suoi affluenti, è documentata la presenza di almeno 12 mulini, 4 ferriere, 4 frantoi ed 1 cartiera.
Oggigiorno 3 mulini sono ancora sostanzialmente intatti se pur inattivi, 6 sono stati trasformati in abitazioni o con altre destinazioni e di 3 rimangono solo le rovine o scarse tracce sul territorio.
Per quanto riguarda le ferriere, dell'impianto denominato "Ferriera vecchia" rimangono consistenti rovine della fucina e delle altre stanze mentre sono sostanzialmente intatti la gora, i bottacci ed il vano di alloggiamento della ruota idraulica.
Della "Ferriera nuova" rimangono poche rovine, mentre della ferriera di Campiglio solo le pareti perimetrali della fucina ed il vano della ruota.
Dei frantoi rimane ben conservato quello ubicato presso il mulino di Necca mentre il sito della cartiera è inglobato nell'area dello stabilimento Permaflex.
Si illustrano di seguito le caratteristiche dei principali edifici produttivi della valle seguendo il corso della corrente.

La Ferriera vecchia

Si tratta di un complesso industriale composto da due distinti edifici, un distendino e una ferriera vera e propria, posti sul lato destro del medio corso del Vincio di Cireglio, anticamente denominato Fosso della Ferriera.
I resti degli edifici si trovano in una breve area pianeggiante compresa tra due imponenti briglie e tra due mulini di cui rimangono solo alcuni ruderi. Risalendo il corso del torrente si trova prima il distendino e, dopo poche decine di metri, la ferriera.
Costruite nel secolo XVIII le ferriere compaiono nel 1823 nel Catasto generale della Toscana di proprietà della famiglia Vivarelli Colonna, una famiglia di imprenditori che avevano molte proprietà e ferriere nel Pistoiese. All'inizio del XIX secolo il complesso era costituito da un carbonile di circa 127 mq, dalla ferriera di 134 mq, da un resede di circa 340 mq. e da bottacci per quasi 300 mq. Il distendino misurava invece circa 93 mq. ed aveva un bottaccio di circa 75 mq. e totalmente le strutture occupavano una superficie di poco più di 1.000 mq.
Il complesso era servito da una mulattiera che si distaccava dalla strada di Stazzana.
Nel 1862 il tutto venne venduto a Luigi Caporali, possidente e maestro di ferriera, domiciliato a Cireglio che acquistò "...due edifizi idraulici, che uno ad uso di ferriera, l'altro di distendino con loro carbonili, gora e bottacci e connessi, ...al prezzo d'italiane lire duemilatrecentosedici..." Nel 1866 il complesso fu venduto a Giovacchino Gianni, di Pistoia che acquistò "..un opificio ad uso di ferriera andante e manovrante come suol dirsi con maglio, incudine, massa, boga e altri ferramenti di corredo, albero, ruota, ciocche, stanghette, stelle di legno, primaccioli, con coperta, sottana, e quant'altro di relativo ...un forno soprachiamato fuoco alla francese con due ugelli di rame, capra di ferro, e sue piattine, di getto per lo strasiccio per il fuoco e catene di ferro ...il fuoco contiguo all'italiana con molotto di pietra per arrotare, la biscia e palo di ferro con diversi arnesi ed utensili in ferro per la resa complessiva di chilogrammi centocinquanta...un distendino andante con maglio a stampo, incudine, massa, boga, albero, ruota, ciocche, stanghette, stelle di legno, primaccioli, coperta, sottane ed altri oggetti che fan comodo al distendino predetto con fuoco ugello di ferro ed altri ferramenti attorno alla cappa...tutti i fabbricati contenenti gli opifici suddetti e che servono di abitazione e da arsenali o magazzini e il terreno in tre campi...al prezzo di £. novecento ventiquattro italiane".

Il complesso smise di funzionare negli anni Ottanta poiché nel 1888 era definito " Fabbricato già ad uso di ferriera" e nel 1910, infine era classificato come "rovina" (8).
Si tratta quindi un complesso in stato di abbandono da quasi un secolo ed oggi rimane una parte della gora di adduzione delle acque e del carbonile.
Inoltre sono ancora ben conservati i due bottacci della ferriera tra cui quello superiore sostenuto da un alto arco a volta e quello inferiore sostenuto da un alto muro in bozze. In quello inferiore si apre la bocca di caduta delle acque sul sottostante locale di alloggiamento della ruota idraulica, anch'esso sostanzialmente intatto.
Poco rimane invece dei locali della fucina ma ciò che è visibile costituisce un prezioso ed inedito esempio di archeologia industriale pistoiese.
Da qui l'acqua, secondo l'antica cartografia catastale, proseguiva per rifornire il sottostante distendino di cui rimane una parte del bottaccio ed alcune parti delle trombe idroeoliche usate per la produzione di aria forzata per tenere vivo il fuoco delle fucine. É ancora ben visibile il tracciato della mulattiera che collegava il complesso produttivo all'antica "strada di Stazzana".
Il complesso della Ferriera vecchia è pertanto di alto valore testimoniale e scientifico e documenta molto bene la struttura di un complesso manifatturiero metallurgico privato pistoiese della fascia collinare.

(8). Archivio di Stato di Pistoia (ASPT). Catasto Generale Toscano. Giustificazioni di volture, V, 38 F, n. 203 e segg.

La Ferriera nuova

Sorge sul versante destro del Vincio delle Piagge a breve distanza dalla strada per Stazzana. Di origine più recente dell'altra, risale probabilmente all'inizio dell'Ottocento, è documentata anch'essa nel Catasto del 1823 ed apparteneva ai Vivarelli Colonna.
Molto probabilmente era stata costruita per rimpiazzare, o incrementare, la produzione della "Ferriera vecchia" e si presentava infatti con una struttura più ampia, semplice e razionale della precedente.
L'edifico occupava circa 225 mq. ed era alimentata da un grande bottaccio di quasi 450 mq.
I Vivarelli se ne disfecero nel 1861 quando vendettero a Giovacchino Gianni, possidente e negoziante in Pistoia "...uno stabile ad uso di ferriera e due fuochi all'italiana con due carbonili, gora, bottaccio e terra annessa posta in comunità di Porta al Borgo nel popolo di Cireglio in luogo detto Le Piagge o Ferriera nuova di Cireglio...con tutti i meccanismi e masserizie fissi e manuali che vi sono attualmente...per italiane lire millesettecentosessantaquattro...". Cessò l'attività forse poco più tardi dell'altro impianto ma nel 1892 anche questa struttura non era più in funzione e con la definizione di "...fabbricato già ad uso di ferriera..." passò ad altri possidenti locali, mentre nel 1924 risultava ormai demolita (9).
Oggi ne rimangono solo alcune sporadiche tracce che ne permettono semplicemente l'identificazione sul territorio.

(9). (ASPT), Catasto Generale Toscano. Giustificazioni di volture, 37 V, n. 414 e segg.

Il Molino della Sega

Posto alla confluenza del Vincio di Cireglio e del Vincio delle Piagge, in uno dei luoghi più belli della valle che segna il confine tra la parte semi pianeggiante del fondovalle e la parte collinare, nei pressi di un antico ponte sulla strada per Stazzana. Sembra che prenda nome da una preesistente segheria ad acqua ed è stato trasformato in abitazione ma esiste ancora la gora di adduzione delle acque.

Il Molino dei Menchi

Situato nel fondovalle a breve distanza da Cucciano. Era uno degli impianti più importanti della valle. É stato trasformato in abitazione ma rimangono alcune parti del sistema di uscita delle acque e più che altro nelle immediate vicinanze è tuttora esistente un altro piccolo mulino che veniva usato in caso di necessità. Questo secondo impianto, costituito da un'unica stanza con il sottostante vano sotterraneo del ritrecine, è sostanzialmente conservato nelle forme e caratteristiche originarie.

Il Molino di Campiglio

Si tratta di un edificio complesso di oltre 300 mq. posto nei pressi del gruppo di case denominato "Il fiume" a valle del ponte della strada per Pupigliana. Nell'Ottocento ospitava un mulino e un "frantoio da olio".
Nel 1837 fu acquistata dalla famiglia Pacini di Gello che intorno al 1870 vi impiantano una ferriera che nel 1929 era ancora attiva e funzionava come "...piccola officina dove ci lavorano le vanghe e le zappe..."10 e che ha continuato a produrre fino al secondo dopoguerra.

Il Molino di Necca

É situato in prossimità del ponte dell'Agnolo, a breve distanza da Gello ed è costituito da una serie di corpi di fabbrica su più piani e livelli in una compresenza di spazi abitativi e produttivi. Il mulino, tuttora abitato, ha tre macine, ed è stato attivo fino ad epoca recente per cui è perfettamente conservato in ogni sua parte compresi la gora, il bottaccio, ed i ritrecini. Oltre alle strutture fisse sono in ottime condizioni di conservazione anche tutte le attrezzature per la produzione e la conservazione delle farine e le stesse considerazioni valgono per l'attiguo frantoio.

Il Molino Lenzi

Si trova all'immediata periferia nord dell'abitato di Gello, lungo il corso d'acqua e nei pressi del carbonile. Anche questo edificio è abitato ed è stato attivo fino a pochi anni fa per cui le attrezzature e le strutture produttive sono ben conservate e visibili.

Il Carbonile di Gello

Nel 1815 Pellegrino Antonini decise di acquistare un terreno a Gello in prossimità del torrente Vincio e del ponte che lo scavalca per costruirvi un edificio costituito da un carbonile e da un'abitazione per una superficie complessiva di poco più di 300 mq.
Dal 1818 la struttura iniziò a funzionare come deposito di legna e carbone e come abitazione(11).
La scelta del luogo e la funzione del complesso si inquadravano nelle attività economiche svolte dall'Antonini nelle sue proprietà nei dintorni di Calamecca i cui boschi venivano sfruttati per farne carbone e legna da ardere o da costruzione.
L'edificio infatti era stato costruito al termine della cosiddetta "Strada dell'Antonini" realizzata dall'ingegnere per collegare le sue proprietà di montagna con il fondovalle del Vincio e doveva costituire il deposito del carbone e della legna da smerciare in pianura e in particolare a Pistoia(12).
L'edificio divenne ben presto per antonomasia "il carbonile" assumendo così il nome della funzione che assolveva e una conferma indiretta della rilevanza che aveva nella zona è fornita dal fatto che la strada che collegava Gello al ponte Calcaiola assunse il nome di "strada del carbonile" conservandolo fino alla metà del nostro secolo (13). Per un certo periodo il deposito è stato usato come magazzino anche dalla vicina cartiera, mentre il quartiere è stato abitato da due famiglie fino agli anni '70.
L'edificio è composto da due parti raccordate da una corte interna a cui si accede da un ampio portone carrabile posto direttamente sulla strada. La parte di settentrione è costituita da un unico ampio locale a doppio volume di nove metri di altezza in cui, in epoca recente, è stato realizzato un soppalco, destinato a deposito; l'altra parte è costituita da una "casetta" per abitazione che si sviluppa su due piani e con una stalla a piano terra.
La corte aveva la funzione di organizzare le varie attività svolte nell'edificio: l'entrata dei muli con i basti e dei carri, il carico e lo scarico dei materiali, l'alloggiamento degli animali durante le soste dal lavoro, l'accesso alla residenza di coloro che, presumibilmente, svolgevano una funzione di custodia dell'edificio e di amministrazione dell'attività.
Si realizzava così una struttura economica autosufficiente in cui gli spazi destinati ad attività lavorative e quelli destinati ad abitazione ed amministrazione si integravano vicendevolmente correlandosi contemporaneamente con le attività di taglio e carbonizzazione del bosco svolte nelle aree montane.
Complessivamente l'edificio è stretto tra la strada e il fiume e ne segue l'andamento da cui ha assunto una particolare forma pentagonale con i lati tutti di dimensioni diverse ed il lato del deposito sul fronte strada fortemente convergente verso l'altro. L'insieme ha mantenuto la struttura originaria sia all'esterno che all'interno.
Esternamente si presenta con una massa compatta, con finestre regolari, senza superfetazioni o aggiunte di rilievo e con il portone ornato da una testa di fauno in pietra serena (14).
All'interno sono ancora visibili i pozzi per l'approvvigionamento idrico, i servizi igienici e le cucine nelle forme che hanno assunto in origine o nei primi anni del nostro secolo fornendo così una documentazione diretta sulle strutture residenziali quotidiane che è oramai molto difficile ritrovare in questo stato di conservazione.

14. Luigi Pulcini, Il carbonile di Gello, dattiloscritto.

Il Ponte sul Vincio

È uno dei più antichi ponti del Pistoiese. Di origine medioevale risale al XIII o XIV secolo ed era una delle prime e principali strutture dell'antica via montanina che da Pistoia, attraverso l'Appennino, conduceva nel Modenese e nei suoi pressi sorgevano un ospizio ed una chiesa. Lungo circa 50 metri, sorpassa il torrente Vincio con una struttura a cinque arcate, di luce diversa, a sesto ribassato e progressivamente sempre più alte dalle sponde verso il centro ed è largo 3 metri comprese le antiche spallette in muratura.
Nel corso dell'ultima guerra venne danneggiata l'arcata nord e durante i lavori di restauro furono distrutte le spallette e gli slarghi pensili che permettevano lo scambio dei carri che si incrociavano sul ponte.

La Cartiera di Gello (ora stabilimento Permaflex)

Nell'area attualmente occupata dallo stabilimento Permaflex sorgevano all'inizio del secolo XIX un frantoio e una delle più antiche cartiere pistoiesi di proprietà di Clemente Ricci.
Successivamente il complesso passò alla ditta Cini-Volpini ed all'inizio del secolo XX era la più importante cartiera del comune di Pistoia con oltre 150 operai.
Nel 1918 cessò l'attività e nei locali fu impiantato, ad opera di un imprenditore pratese, un lanificio ove venivano compiute le operazioni di sfilacciatura del cotone, carbonizzazione e stracciatura della lana(15).
Nel 1940 il complesso è stato acquistato dall'imprenditore pratese Giovanni Pofferi che, a partire dai primi anni '50, vi ha realizzato uno stabilimento per la produzione di materassi a molle.

(15). BCF La scuola in mostra, Quaderno n. 43.

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