Gli edifici produttivi
Sono presenti in tutta la vallata dalle sue
più alte propaggini fino alla confluenza del Vincio con
l'Ombrone e ciò dipende principalmente dall'abbondante
presenza di acqua, usata come forza motrice, di boschi, che
fornivano il combustibile necessario alle attività produttive
e dalla facile percorribilità della valle che permetteva
lo spostamento di materie prime e di prodotti finiti da e
verso la pianura pistoiese.
Lungo il corso principale del Vincio, o dei suoi affluenti,
è documentata la presenza di almeno 12 mulini, 4 ferriere,
4 frantoi ed 1 cartiera.
Oggigiorno 3 mulini sono ancora sostanzialmente intatti se
pur inattivi, 6 sono stati trasformati in abitazioni o con
altre destinazioni e di 3 rimangono solo le rovine o scarse
tracce sul territorio.
Per quanto riguarda le ferriere, dell'impianto denominato
"Ferriera vecchia" rimangono consistenti rovine
della fucina e delle altre stanze mentre sono sostanzialmente
intatti la gora, i bottacci ed il vano di alloggiamento della
ruota idraulica.
Della "Ferriera nuova" rimangono poche rovine, mentre
della ferriera di Campiglio solo le pareti perimetrali della
fucina ed il vano della ruota.
Dei frantoi rimane ben conservato quello ubicato presso il
mulino di Necca mentre il sito della cartiera è inglobato
nell'area dello stabilimento Permaflex.
Si illustrano di seguito le caratteristiche dei principali
edifici produttivi della valle seguendo il corso della corrente.
La Ferriera vecchia
Si tratta di un complesso industriale composto
da due distinti edifici, un distendino e una ferriera vera
e propria, posti sul lato destro del medio corso del Vincio
di Cireglio, anticamente denominato Fosso della Ferriera.
I resti degli edifici si trovano in una breve area pianeggiante
compresa tra due imponenti briglie e tra due mulini di cui
rimangono solo alcuni ruderi. Risalendo il corso del torrente
si trova prima il distendino e, dopo poche decine di metri,
la ferriera.
Costruite nel secolo XVIII le ferriere compaiono nel 1823
nel Catasto generale della Toscana di proprietà della
famiglia Vivarelli Colonna, una famiglia di imprenditori che
avevano molte proprietà e ferriere nel Pistoiese. All'inizio
del XIX secolo il complesso era costituito da un carbonile
di circa 127 mq, dalla ferriera di 134 mq, da un resede di
circa 340 mq. e da bottacci per quasi 300 mq. Il distendino
misurava invece circa 93 mq. ed aveva un bottaccio di circa
75 mq. e totalmente le strutture occupavano una superficie
di poco più di 1.000 mq.
Il complesso era servito da una mulattiera che si distaccava
dalla strada di Stazzana.
Nel 1862 il tutto venne venduto a Luigi Caporali, possidente
e maestro di ferriera, domiciliato a Cireglio che acquistò
"...due edifizi idraulici, che uno ad uso di ferriera,
l'altro di distendino con loro carbonili, gora e bottacci
e connessi, ...al prezzo d'italiane lire duemilatrecentosedici..."
Nel 1866 il complesso fu venduto a Giovacchino Gianni, di
Pistoia che acquistò "..un opificio ad uso di ferriera
andante e manovrante come suol dirsi con maglio, incudine,
massa, boga e altri ferramenti di corredo, albero, ruota,
ciocche, stanghette, stelle di legno, primaccioli, con coperta,
sottana, e quant'altro di relativo ...un forno soprachiamato
fuoco alla francese con due ugelli di rame, capra di ferro,
e sue piattine, di getto per lo strasiccio per il fuoco e
catene di ferro ...il fuoco contiguo all'italiana con molotto
di pietra per arrotare, la biscia e palo di ferro con diversi
arnesi ed utensili in ferro per la resa complessiva di chilogrammi
centocinquanta...un distendino andante con maglio a stampo,
incudine, massa, boga, albero, ruota, ciocche, stanghette,
stelle di legno, primaccioli, coperta, sottane ed altri oggetti
che fan comodo al distendino predetto con fuoco ugello di
ferro ed altri ferramenti attorno alla cappa...tutti i fabbricati
contenenti gli opifici suddetti e che servono di abitazione
e da arsenali o magazzini e il terreno in tre campi...al prezzo
di £. novecento ventiquattro italiane".
Il complesso smise di funzionare negli anni
Ottanta poiché nel 1888 era definito " Fabbricato
già ad uso di ferriera" e nel 1910, infine era classificato
come "rovina" (8).
Si tratta quindi un complesso in stato di abbandono da quasi
un secolo ed oggi rimane una parte della gora di adduzione
delle acque e del carbonile.
Inoltre sono ancora ben conservati i due bottacci della ferriera
tra cui quello superiore sostenuto da un alto arco a volta
e quello inferiore sostenuto da un alto muro in bozze. In
quello inferiore si apre la bocca di caduta delle acque sul
sottostante locale di alloggiamento della ruota idraulica,
anch'esso sostanzialmente intatto.
Poco rimane invece dei locali della fucina ma ciò che
è visibile costituisce un prezioso ed inedito esempio
di archeologia industriale pistoiese.
Da qui l'acqua, secondo l'antica cartografia catastale, proseguiva
per rifornire il sottostante distendino di cui rimane una
parte del bottaccio ed alcune parti delle trombe idroeoliche
usate per la produzione di aria forzata per tenere vivo il
fuoco delle fucine. É ancora ben visibile il tracciato
della mulattiera che collegava il complesso produttivo all'antica
"strada di Stazzana".
Il complesso della Ferriera vecchia è pertanto di alto
valore testimoniale e scientifico e documenta molto bene la
struttura di un complesso manifatturiero metallurgico privato
pistoiese della fascia collinare.
(8). Archivio di Stato di Pistoia (ASPT).
Catasto Generale Toscano. Giustificazioni di volture, V, 38
F, n. 203 e segg.
La Ferriera nuova
Sorge sul versante destro del Vincio delle
Piagge a breve distanza dalla strada per Stazzana. Di origine
più recente dell'altra, risale probabilmente all'inizio
dell'Ottocento, è documentata anch'essa nel Catasto del
1823 ed apparteneva ai Vivarelli Colonna.
Molto probabilmente era stata costruita per rimpiazzare, o
incrementare, la produzione della "Ferriera vecchia"
e si presentava infatti con una struttura più ampia,
semplice e razionale della precedente.
L'edifico occupava circa 225 mq. ed era alimentata da un grande
bottaccio di quasi 450 mq.
I Vivarelli se ne disfecero nel 1861 quando vendettero a Giovacchino
Gianni, possidente e negoziante in Pistoia "...uno stabile
ad uso di ferriera e due fuochi all'italiana con due carbonili,
gora, bottaccio e terra annessa posta in comunità di
Porta al Borgo nel popolo di Cireglio in luogo detto Le Piagge
o Ferriera nuova di Cireglio...con tutti i meccanismi e masserizie
fissi e manuali che vi sono attualmente...per italiane lire
millesettecentosessantaquattro...". Cessò l'attività
forse poco più tardi dell'altro impianto ma nel 1892
anche questa struttura non era più in funzione e con
la definizione di "...fabbricato già ad uso di ferriera..."
passò ad altri possidenti locali, mentre nel 1924 risultava
ormai demolita (9).
Oggi ne rimangono solo alcune sporadiche tracce che ne permettono
semplicemente l'identificazione sul territorio.
(9). (ASPT), Catasto Generale Toscano. Giustificazioni di
volture, 37 V, n. 414 e segg.
Il Molino della Sega
Posto alla confluenza del Vincio di Cireglio
e del Vincio delle Piagge, in uno dei luoghi più belli
della valle che segna il confine tra la parte semi pianeggiante
del fondovalle e la parte collinare, nei pressi di un antico
ponte sulla strada per Stazzana. Sembra che prenda nome da
una preesistente segheria ad acqua ed è stato trasformato
in abitazione ma esiste ancora la gora di adduzione delle
acque.
Il Molino dei Menchi
Situato nel fondovalle a breve distanza da
Cucciano. Era uno degli impianti più importanti della
valle. É stato trasformato in abitazione ma rimangono
alcune parti del sistema di uscita delle acque e più
che altro nelle immediate vicinanze è tuttora esistente
un altro piccolo mulino che veniva usato in caso di necessità.
Questo secondo impianto, costituito da un'unica stanza con
il sottostante vano sotterraneo del ritrecine, è sostanzialmente
conservato nelle forme e caratteristiche originarie.
Il Molino di Campiglio
Si tratta di un edificio complesso di oltre
300 mq. posto nei pressi del gruppo di case denominato "Il
fiume" a valle del ponte della strada per Pupigliana.
Nell'Ottocento ospitava un mulino e un "frantoio da olio".
Nel 1837 fu acquistata dalla famiglia Pacini di Gello che
intorno al 1870 vi impiantano una ferriera che nel 1929 era
ancora attiva e funzionava come "...piccola officina
dove ci lavorano le vanghe e le zappe..."10 e che ha
continuato a produrre fino al secondo dopoguerra.
Il Molino di Necca
É situato in prossimità del ponte
dell'Agnolo, a breve distanza da Gello ed è costituito
da una serie di corpi di fabbrica su più piani e livelli
in una compresenza di spazi abitativi e produttivi. Il mulino,
tuttora abitato, ha tre macine, ed è stato attivo fino
ad epoca recente per cui è perfettamente conservato in
ogni sua parte compresi la gora, il bottaccio, ed i ritrecini.
Oltre alle strutture fisse sono in ottime condizioni di conservazione
anche tutte le attrezzature per la produzione e la conservazione
delle farine e le stesse considerazioni valgono per l'attiguo
frantoio.
Il Molino Lenzi
Si trova all'immediata periferia nord dell'abitato
di Gello, lungo il corso d'acqua e nei pressi del carbonile.
Anche questo edificio è abitato ed è stato attivo
fino a pochi anni fa per cui le attrezzature e le strutture
produttive sono ben conservate e visibili.
Il Carbonile di Gello
Nel 1815 Pellegrino Antonini decise di acquistare
un terreno a Gello in prossimità del torrente Vincio
e del ponte che lo scavalca per costruirvi un edificio costituito
da un carbonile e da un'abitazione per una superficie complessiva
di poco più di 300 mq.
Dal 1818 la struttura iniziò a funzionare come deposito
di legna e carbone e come abitazione(11).
La scelta del luogo e la funzione del complesso si inquadravano
nelle attività economiche svolte dall'Antonini nelle
sue proprietà nei dintorni di Calamecca i cui boschi
venivano sfruttati per farne carbone e legna da ardere o da
costruzione.
L'edificio infatti era stato costruito al termine della cosiddetta
"Strada dell'Antonini" realizzata dall'ingegnere
per collegare le sue proprietà di montagna con il fondovalle
del Vincio e doveva costituire il deposito del carbone e della
legna da smerciare in pianura e in particolare a Pistoia(12).
L'edificio divenne ben presto per antonomasia "il carbonile"
assumendo così il nome della funzione che assolveva e
una conferma indiretta della rilevanza che aveva nella zona
è fornita dal fatto che la strada che collegava Gello
al ponte Calcaiola assunse il nome di "strada del carbonile"
conservandolo fino alla metà del nostro secolo (13).
Per un certo periodo il deposito è stato usato come magazzino
anche dalla vicina cartiera, mentre il quartiere è stato
abitato da due famiglie fino agli anni '70.
L'edificio è composto da due parti raccordate da una
corte interna a cui si accede da un ampio portone carrabile
posto direttamente sulla strada. La parte di settentrione
è costituita da un unico ampio locale a doppio volume
di nove metri di altezza in cui, in epoca recente, è
stato realizzato un soppalco, destinato a deposito; l'altra
parte è costituita da una "casetta" per abitazione
che si sviluppa su due piani e con una stalla a piano terra.
La corte aveva la funzione di organizzare le varie attività
svolte nell'edificio: l'entrata dei muli con i basti e dei
carri, il carico e lo scarico dei materiali, l'alloggiamento
degli animali durante le soste dal lavoro, l'accesso alla
residenza di coloro che, presumibilmente, svolgevano una funzione
di custodia dell'edificio e di amministrazione dell'attività.
Si realizzava così una struttura economica autosufficiente
in cui gli spazi destinati ad attività lavorative e quelli
destinati ad abitazione ed amministrazione si integravano
vicendevolmente correlandosi contemporaneamente con le attività
di taglio e carbonizzazione del bosco svolte nelle aree montane.
Complessivamente l'edificio è stretto tra la strada e
il fiume e ne segue l'andamento da cui ha assunto una particolare
forma pentagonale con i lati tutti di dimensioni diverse ed
il lato del deposito sul fronte strada fortemente convergente
verso l'altro. L'insieme ha mantenuto la struttura originaria
sia all'esterno che all'interno.
Esternamente si presenta con una massa compatta, con finestre
regolari, senza superfetazioni o aggiunte di rilievo e con
il portone ornato da una testa di fauno in pietra serena (14).
All'interno sono ancora visibili i pozzi per l'approvvigionamento
idrico, i servizi igienici e le cucine nelle forme che hanno
assunto in origine o nei primi anni del nostro secolo fornendo
così una documentazione diretta sulle strutture residenziali
quotidiane che è oramai molto difficile ritrovare in
questo stato di conservazione.
14. Luigi Pulcini, Il carbonile di Gello, dattiloscritto.
Il Ponte sul Vincio
È uno dei più antichi ponti del
Pistoiese. Di origine medioevale risale al XIII o XIV secolo
ed era una delle prime e principali strutture dell'antica
via montanina che da Pistoia, attraverso l'Appennino, conduceva
nel Modenese e nei suoi pressi sorgevano un ospizio ed una
chiesa. Lungo circa 50 metri, sorpassa il torrente Vincio
con una struttura a cinque arcate, di luce diversa, a sesto
ribassato e progressivamente sempre più alte dalle sponde
verso il centro ed è largo 3 metri comprese le antiche
spallette in muratura.
Nel corso dell'ultima guerra venne danneggiata l'arcata nord
e durante i lavori di restauro furono distrutte le spallette
e gli slarghi pensili che permettevano lo scambio dei carri
che si incrociavano sul ponte.
La Cartiera di Gello (ora stabilimento
Permaflex)
Nell'area attualmente occupata dallo stabilimento
Permaflex sorgevano all'inizio del secolo XIX un frantoio
e una delle più antiche cartiere pistoiesi di proprietà
di Clemente Ricci.
Successivamente il complesso passò alla ditta Cini-Volpini
ed all'inizio del secolo XX era la più importante cartiera
del comune di Pistoia con oltre 150 operai.
Nel 1918 cessò l'attività e nei locali fu impiantato,
ad opera di un imprenditore pratese, un lanificio ove venivano
compiute le operazioni di sfilacciatura del cotone, carbonizzazione
e stracciatura della lana(15).
Nel 1940 il complesso è stato acquistato dall'imprenditore
pratese Giovanni Pofferi che, a partire dai primi anni '50,
vi ha realizzato uno stabilimento per la produzione di materassi
a molle.
(15). BCF La scuola in mostra, Quaderno n. 43. |