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Storia del Museo Civico
Il primo nucleo del Museo risale almeno al 1893, quando alcune opere
- in prevalenza sculture, reperti lapidei e affreschi staccati - sono
descritte nella Sala del Capitolo della chiesa di San Francesco, che
aveva già funzioni dichiaratamente museali (è detto infatti
"Museo d'Arte Antica e Moderna"). Contemporaneamente, nelle
antiche sale al piano nobile del Palazzo Comunale, andavano raccogliendosi
i nuclei più consistenti della collezione, quelli provenienti
dall'Accademia di Scienze, Lettere ed Arti (1891), dal Conservatorio
degli Orfani (già eredità Niccolò Puccini, 1914)
e dal Conservatorio di San Giovanni Battista (1914), istituzioni benefiche
e culturali, che avevano ereditato i beni delle antiche compagnie e
congregazioni laiche e religiose soppresse alla fine del Settecento
dal vescovo Scipione de' Ricci, dal governo napoleonico (1809) e dal
governo italiano poi (1866). A dispetto del fervore e dell'interesse
che sull'istituzione del Museo riversarono intellettuali e notabili
locali, le difficoltà finanziarie e l'ampio dibattito suscitato
sulle ipotesi di collocazione (convento di San Francesco e il Palazzo
comunale) ritarderanno per oltre due decenni la sua nascita. Dopo la
storica decisione (1912) di ubicarlo nel trecentesco palazzo comunale,
motivata non solo dal risparmio che avrebbe comportato nell'allestimento,
ma soprattutto dal prestigio storico e monumentale del luogo e dal significato
di civica riappropriazione che l'operazione sottintendeva, si giunse
all'inaugurazione il 15 giugno 1922. La collezione fu descritta nel
primo inventario ufficiale (1922), ma incompleto, redatto dal curatore
Guido Macciò. L'esposizione, che trovò luogo in cinque
sale al primo piano dell'edificio comunale, era ordinata cronologicamente
e, sebbene l'insieme avesse carattere quantomai eterogeneo, il raggruppamento
di alcune opere (fondi oro, pale cinquecentesche) poneva l'accento sui
periodi considerati eccellenti dalle tendenze storico critiche del momento.
Compaiono infatti tutti i dipinti del Trecento e del XVI secolo, la
collezione numismatica donata da Tommaso Gelli (1917), le tele del Sei
e del Settecento, mentre non vi è traccia dei quadri del XIX
secolo, provenienti dalla collezione Puccini (1914). All'acquisizione
occasionale e a fini conservativi delle opere provenienti da sedi diverse,
ormai inagibili, seguirono acquisti e donazioni altrettanto casuali.
L'accrescimento di maggior rilievo si ebbe tuttavia nel 1930 con il
deposito di sette quadri, due statue e un coro ligneo da parte dei Regi
Spedali Riuniti di Pistoia: acquisizione che, per l'importanza storica
e la qualità delle opere ha contribuito, insieme ai primi tre
nuclei, a definire in modo sostanziale la fisionomia del Museo pistoiese.
Ad Alfredo Chiti, direttore dal 1935 al '56, si deve il primo catalogo
a stampa (1935) della collezione, che registra ancora un aumento dei
pezzi esposti, soprattutto mobili, oggetti, cimeli. Un nuovo allestimento,
all'ultimo piano dell'edificio, fu inaugurato nel 1956, a cura di Giuseppe
Marchini della Soprintendenza di Firenze e Pistoia. Tale sistemazione
consentiva, nei due grandi saloni e nel corridoio di raccordo, di esporre
più di cento opere, ma, considerato che altre ancora se ne erano
aggiunte - il lascito Chiappelli (1937) e alcuni depositi della Soprintendenza
- fu ugualmente necessario sacrificare diversi pezzi notevoli, che restarono
nelle sale monumentali al primo piano. I gravi dissesti statici che
investirono (1958) il trecentesco Palazzo imposero il trasferimento
del Museo e, quindi, un nuovo allestimento (1960) nella sede civica
provvisoria di Palazzo Marchetti. A causa della scarsa disponibilità
di spazio nella nuova collocazione si verificò la malaugurata
dispersione delle opere, collocate nei depositi più vari come
arredo di uffici centrali e periferici o, peggio, ammassate in scantinati
impropriamente attrezzati. Nei quindici anni di permanenza nel settecentesco
palazzo di via Curtatone e Montanara il Museo Civico, diretto fin dal
1956 da Vasco Melani, operò soprattutto nel campo dell'arte contemporanea,
svolgendo una intensa attività espositiva e di promozione di
artisti locali e stranieri (Sala Ghiebellina). Al Melani, che restò
in carica fino al 1975, si deve la redazione del primo inventario completo
del patrimonio artistico di proprietà comunale, cui da quella
data si farà sempre riferimento per la numerazione delle opere.
Nello stesso periodo fu completato il restauro del palazzo e il patrimonio
artistico fu nuovamente trasferito nella sua prima sede. Nel riordinamento
complessivo della collezione civica fu impegnata la nuova direttrice
del Museo, M. Cecilia Mazzi, conducendo un'operazione generale di recupero,
rintracciando, sulla base dell'inventario, tutti i pezzi, restaurandone
la massima parte (70%), realizzando la completa campagna fotografica,
effettuando la schedatura scientifica della maggior parte delle opere.
Nel 1977 fu allestita in uno dei saloni dell'ultimo piano del palazzo
comunale la sezione dell'Ottocento, con le opere della collezione Puccini,
con l'aggiunta importante del Moto del Balilla di Busi-Asioli e del
Ritrattto di Niccolò Puccini del Bezzuoli, concessi in deposito
dagli Istituti Raggruppati nel 1976. Fu poi riordinata (1980), la sezione
novecentesca, dedicata agli artisti operanti tra le due guerre in ambito
pistoiese. Nel 1982 riaprì al pubblico l'intera raccolta del
Museo Civico, con la presentazione di oltre 300 opere fra pittura, scultura,
arti applicate, secondo l'ordinamento di M.Cecilia Mazzi e l'allestimento
di Mario Manieri Elia, Nicola Marras, Sergio Polano, in un percorso
espositivo che si svolge dalle due sale monumentali del piano nobile
(sala Matrimoni, già Donzelli, sala Giunta, già dei Priori),
dove si trovano le opere più antiche su tavola (dipinti dal XIII
al XVI secolo), al secondo piano, con le tele dal Seicento all'Ottocento.
Contestualmente (1982) fu pubblicato il primo catalogo scientifico del
Museo Civico, con schede conservative e storico critiche approfondite
e illustrazioni in bianco e nero di tutte le opere esposte e di alcune
conservate nei depositi.
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