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Musei Casa-Studio Fernando Melani ![]() Fernando Melani (1907 - 1985) nasce ed opera a Pistoia. Proveniente dalla borghesia, dal dopoguerra abbandona le abitudini dell'ambiente d'origine per realizzare una condizione completamente coerente al suo corredo culturale improntato all'economia e alla convinzione di materialista, convertitosi in comunismo della più schietta ortodossia. Come manifesto della condizione prescelta indossa una tuta blu da elettricista a metà strada fra la divisa alla Mao e la dichiarazione d'adesione a un'arte totale, come Beuys. Nessuno è più lontano di Melani dall'espressività esasperata e concentrata su se stesso di Beuys, anche se entrambi gli artisti sono accomunati dall'atteggiamento che Lara Vinca Masini ha schedato sotto la voce Arte come volontà e non rappresentazione. Di Melani è fin troppo facile dire il rigetto per ogni forma di rappresentazione, mentre è immediatamente individuabile l'intento di mettersi in sintonia con la realtà "fisica" dell'esistente, che gli fa affermare: "Vorrei dissolvermi il più possibile per lasciare che le 'vibrazioni', certo presenti qualsiasi siano i materiali scelti, risalgano e si ricompongano (in arte) nel modo più congeniale alla loro struttura… senza più subire la noiosa contraffazione ad immagine d'uomo.". Nel mondo dell'arte Melani è un personaggio per altri aspetti controverso e sfuggente, almeno fintanto che un'importante mostra antologica tenutasi a Palazzo Fabroni nel 1990 e un'indagine critica di Bruno Corà non hanno precisato il contesto storico in cui egli è inserito, a dispetto delle confusioni nate dal continuo movimento di un pendolo che tocca arte e scienza, cui Melani ha ragionevolmente e intenzionalmente dato adito. C'è in Melani un'interazione ampia, come un calmo movimento oscillatorio, fra nozioni e comportamento nel fare arte. Melani sembra dissolvere la propria individualità dentro le componenti fisiche dei materiali da lui trattati: ciò porta a una totale assenza di prepotenza, che è immediatamente rintracciabile negli aspetti tangibili del suo lavoro. Melani ha lasciato un'opera che ha trovato una volta per tutte la sua sistemazione ideale in quella casa studio da lui abitata che non è stato possibile, a una valutazione critica, tentar di smembrare. La casa-studio Fernando Melani è nata grazie all'acquisto (nel 1987) da parte del Comune di Pistoia, il quale l'ha ritenuta meritevole d'intervento conservandola così come si trovava al momento in cui l'artista l'ha lasciata. L'impegno ha richiesto un ampio lavoro di ristrutturazione che ne consentisse l'agibilità al pubblico, portato a termine felicemente dietro la guida dell'architetto Alessandro Andreini. La casa-studio di Fernando Melani - all'origine una soffitta - si offre al visitatore in modo del tutto imprevisto; è difficilmente paragonabile ad altri studi d'artista, giacché non ha niente della casa, né dello studio d'artista, di cui gli ambienti non presentano alcuno degli aspetti retorici che eventualmente possono accompagnare l'immobilizzazione nel tempo di un'attività sedimentata e ormai conclusa. Le opere si dispongono nell'ambiente con estrema naturalezza, al di fuori d'ogni intendimento scenografico. La visita alla Casa-studio corrisponde a un'immersione dentro un percorso mentale reso concreto dalle "esperienze" di Melani, le quali costituiscono il particolare filo del suo pensiero e sono collegate fra loro da un'ipotesi operativa. Quest'impressione di una possibile "lettura globale" conferma il criterio di conservazione adottato di questa casa-testimonianza che s'impone come un nucleo a sé stante nel "cosmo" dell'arte. Melani sembra indurre il visitatore a una disposizione all'apertura, costringerlo, per orientarsi nel dedalo dei materiali, a rivolgere l'attenzione all'esterno, verso gli aspetti fisici delle materie, che conducono il visitatore di "esperienza" in "esperienza", lungo un filo che prevale rispetto alla singolarità dell'opera. La "nascita" di Melani al mondo della contemporaneità si ha nel Cinquanta, in coincidenza con la scelta di un fondo di cassetta di legno da ortolano come supporto della pittura: egli introduce un oggetto direttamente dalla realtà e dipinge le assi di cui è composto il fondo di cassetta. L'economicità caratteristica dei materiali di Fernando Melani dà ai suoi lavori un particolare aspetto che connota tutta l'opera del dopoguerra, per approdare alle lamiere saldate dei primi anni sessanta. Le varie strutture fisiche dei metalli sono saggiate durante tutti gli anni sessanta ed oltre, secondo quel principio di "naturalismo" che sottintende l'attenzione all'intima struttura fisica dei materiali. Il Piombo laminare (l'opera in cui risulta più esplicito il particolare naturalismo di Fernando Melani) e il Progetto di Lettura Globale possono vedersi nella collezione permanente di Palazzo Fabroni. Il Progetto di Lettura Globale è l'opera più densa di sensi impliciti nel lavoro dell'artista, non ultimo l'accenno a come Melani considerava dovesse avvenire la fruizione (lettura) del suo lavoro, all'interno stesso della casa. Fernando Melani, con l'ampio corredo teorico di una quantità di testi, lascia aperti molti interrogativi. Rimane la testimonianza della casa-studio e la traccia di mostre da lui tenute in vita. Per nominarne qualcuna: la Personale del 1954 presso la Galleria Numero a Firenze, la Personale presso la sede di Numero a Milano nel 1967 con presentazione di Carla Lonzi, alcune Personali dalla regia ineccepibile come quelle tenute presso la Galleria Studio La Torre, con la presentazione nel 1976 del Progetto di Lettura Globale e nel 1979 de I Bianchi, nel 1978 la significativa Arte non arte - non arte arte; quindi le Personali presso la Galleria Borgogna a Milano, nel 1972, con la presentazione in catalogo di Saverio Vertone, nel 1974 la presentazione dell'edizione Arcobaleno1 con testi di Melani selezionati da Luca Venturi, nel 1976 la presentazione del Progetto di Lettura Globale, inoltre gli incontri con Tommaso Trini e Vincitorio, il quale scrive la prefazione a Fernando Melani, gli scritti, di Anna Brancolini Criachi, pubblicato postumo. Da segnalare la partecipazione a Documenta 5 Kassell nel 1972 per Harold Szeemann, la partecipazione ad Arte Cronaca di Vinci per Lara Vinca Masini, la collettiva presso la Galleria Vera Biondi a Firenze con Fabro e Ranaldi nel 1979, quindi le Mostre postume presso il Comune di Agliana nel 1985, sempre nell'85, a Firenze, la Retrospettiva presso il Salone di Villa Romana, in collaborazione col Museo Reverie di Vinci, a cura di Alessandro Vezzosi, l'Antologica del 1990 curata da Bruno Corà per Palazzo Fabroni, l'Antologica del 1991 a New York presso la Galleria Salvatore Ala e in contemporanea presso l'Istituto Italiano di Cultura di quella città, quindi la Retrospettiva milanese presso la Galleria Arte Borgogna nel 1997. Recentemente (gennaio - giugno 2002) la partecipazione ai due episodi di Continuità, in Palazzo Strozzi a Firenze e in Palazzo Fabroni a Pistoia. Nuove acquisizioni: le opere di Fernando Melani della donazione di Donatella Giuntoli Centoquarantotto opere di Fernando Melani fanno il loro ingresso nella casa-studio, dove l’artista per oltre quarant'anni ha compiuto le sue “esperienze”. Nell’agosto del 2005 Donatella Giuntoli ha disposto nel suo testamento il lascito al Comune di Pistoia delle opere che nel corso della sua vita aveva raccolto. Opere in mostra- Selezione 1 1.Tavolozza, legno, 29x31, FM 24 AG 66 2817, inv. 12 |
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