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Dino
Buzzati
Galoppa, fuggi,
galoppa
superstite fantasia. Avido di
sterminarti, il mondo civile ti
incalza alle calcagna, mai più
ti darà pace
Dino Buzzati,
Il Babau
Dino
Buzzati nasce il 16 ottobre 1906 a San Pellegrino,
nei pressi di Belluno, nella villa ottocentesca
di proprietà della famiglia. Sin dalla
giovinezza si manifestano gli interessi, i
temi e le passioni del futuro scrittore, ai
quali resterà fedele per tutta la vita:
la poesia, la musica (studia violino e pianoforte),
il disegno e la montagna, vera compagna dell'infanzia.
Tiene un Diario su cui, a parte una breve
interruzione fra il 1966 e il 1970, annota
impressioni, motivi, giudizi, fino a nove
giorni prima dell'evento finale, la cronaca
e la stessa morte si affiancano ai temi citati
precedentemente per trasformarsi in altrettanti
luoghi" della sua attività di
scrittore. Nel 1933 esce il suo primo romanzo,
Barnabo delle montagne. Il romanzo, cui Buzzati
si era dedicato per suo piacere e divertimento,
ebbe successo. Continuò a scrivere
e due anni dopo Il segreto del Bosco Vecchio
era in libreria. Buzzati lavorava di notte
al "Corriere della Sera" e ritornava
a casa verso le tre, quando la città
era immersa nel silenzio. Fu in una di quelle
notti che prese carta e penna ed incominciò:
"Nominato ufficiale, Giovanni Drogo partì
una mattina di Settembre per raggiungere a
fortezza Bastiani, sua prima destinazione":
l'attacco appunto de Il deserto dei Tartari.
Dopo il Deserto dei Tartari, che Buzzati considerò
"il libro della sua vita" e che
certamente è uno dei romanzi più
significativi di tutto il Novecento, lo scrittore
affronta il racconto, genere in cui raggiungerà
risultati di valore assoluto. Il 12 aprile
1939 si imbarca a Napoli sulla nave Colombo
e parte per Addis Abeba, come cronista e fotoreporter,
inviato speciale del "Corriere della
Sera". Nello stesso anno esce La famosa
invasione degli orsi in Sicilia, disegnata
dall'autore e l'operetta didascalica in chiave
di umorismo fantastico" Il libro delle
pipe, redatta e illustrata in stile ottocentesco
e realizzata in collaborazione con il cognato
Eppe Ramazzotti. Questi articoli saranno poi
riuniti in un volume a cura di Claudio Marabini
nel 1981. Le sue opere continuano ad essere
rappresentate in teatro, alla radio e in seguito
alla televisione. L'8 giugno del 1961 muore
la madre e due anni dopo egli scriverà
la cronaca interiore di quel funerale nell'elzeviro
I due autisti. Seguono anni di viaggi come
inviato del giornale: a Tokio, a Gerusalemme,
a New York, a Washington e a Praga, dove visita
"le case di Kafka", l'autore al
quale la critica lo ha sempre affiancato.
Nel 1971 l'editore Garzanti pubblica, con
l'aggiunta di didascalie, gli ex-voto dipinti
da Buzzati: I miracoli di Val Morel. L'8 novembre
esce su "Oggi" una lunga intervista-inchiesta
sulle "eterne domande della fede".
In novembre espone i suoi quadri alla Galleria
"Lo Spazio" di Roma. Nella stessa
occasione viene presentato un volume di critica
a lui dedicato dal titolo Buzzati pittore.
Esce presso Mondadori il volume di racconti
ed elzeviri Le notti difficili. Sarà
l'ultimo curato dall'autore. Il 1 dicembre
visita per l'ultima volta la casa si San Pellegrino
per il "supremo addio". Sette giorni
dopo esce sul "Corriere della Sera"
l'ultimo elzeviro: Alberi. Lo stesso giorno
viene ricoverato alla clinica "La Madonnina"
di Milano. Il 28 gennaio 1972, mentre fuori
imperversa una bufera di vento e neve, Buzzati
muore a Milano con la dignità coraggiosa
di un suo famoso personaggio de ll deserto
dei Tartari.
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