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Comunicato N. 687 del 29/11/2017
Cat. BIBLIOTECHE
Immagini e suggestioni cinque-seicentesche tra Pistoia, la Spagna e il Nuovo Mondo: conversazione alla biblioteca Forteguerriana

Giovedì 30 novembre alle 16  in sala Gatteschi

Giovedì 30 novembre alle 16 in Sala Gatteschi, per il ciclo La Forteguerriana racconta Pistoia, Nicoletta Lepri e Elena Vannucchi parleranno su “Immagini e suggestioni cinque-seicentesche tra Pistoia, la Spagna e il Nuovo Mondo”.
A seguire la visita a una mostra documentaria in sala Gatteschi.
 
Loccasione di questo incontro è scaturita dalla pubblicazione di un libro di Nicoletta Lepri, storica dellarte, esperta di archeologia e arte coloniale americana quanto appassionata di “cose pistoiesi”. Se numerosi sono gli studi sul modo in cui la cultura e larte occidentali furono riversate nelle colonie ispano-americane dopo la conquista, questo libro, uscito alla fine del 2015 e intitolato Cultura visiva e Nuovo Mondo. Immagini occidentali e colonie americane tra XVI e XVII secolo, ha affrontato per la prima volta il tema di quanto i viaggi transoceanici e lincontro con il Nuovo Mondo influenzassero il modo di immaginare, e dunque di produrre arte, in Europa, specialmente nei secoli immediatamente successivi alla “Scoperta”; e di quali furono le forme con le quali le diverse esperienze del descubrimiento si introdussero nella cultura rinascimentale e ne risemantizzarono situazioni, miti, figure e simboli favorendo il percorso verso il manierismo e il barocco.
Da qui, la riflessione su come il grande interesse per le cose del Nuovo Mondo dimostrato dalla Toscana dei Medici, e dal papato stesso già nella persona del primo pontefice mediceo, Leone X, possa avere proiettato i suoi riflessi anche sullambiente sociale e artistico pistoiese.
 
Nicoletta Lepri ed Elena Vannucchi, che si occupa di storia civile toscana in età medievale, ci parleranno poi di quello che forse è il rilevatore artistico più concreto nella realtà pistoiese, lo strano personaggio coronato di piume che compare sullo sfondo di un dipinto che tanto incuriosisce i visitatori del Museo Civico di Pistoia: la cosiddetta Pala della Pergola di Bernardino di Antonio Detti, opera risalente al 1523-24, espressione di una creatività colta, bizzarra, per niente asservita ai conformismi che condizionavano in quegli anni il capoluogo toscano. Tanto da lasciare ancora spazio a nuovi stimoli e a nuove interpretazioni. Linfluenza delle scoperte si registra soprattutto in unattenzione alla natura venata di maggiore emotività e in cui hanno occasione di riprendere vita certi antichi miti pagani. Come davanti agli occhi degli esploratori del Nuovo Mondo, timorosi delle popolazioni locali e pieni di insicurezze davanti a una flora e una fauna sconosciuta, anche luomo occidentale tende a interpretare la natura come un eden in procinto di trasformarsi in una selva dantesca. E attraverso ciò bisogna tornare a re-interpretare tanto la passione cinquecentesca per i giardini – pezzi di natura dominabili e ritagliati dallinconoscibile, protetti da esso –, quanto quella per drappi ed arazzi floreali, la cui rinnovata tradizione si innesta su un gusto affermato da noi, in particolare a Pistoia, già nel Medioevo.

Un altro indicatore significativo sia dal punto di vista sociale che da quello culturale è infine la presenza in città, nei secoli dopo la conquista, di alcuni personaggi spagnoli legati alla corte fiorentina. Comincia probabilmente anche a Pistoia, con loro e con larrivo e la partenza dei loro libri, iniziando da quelli di devozione, il rinnovarsi della visione del reale. Perché, in conseguenza alla scoperta e allesplorazione del Nuovo Mondo, fu la letteratura, specie quella ispanica e allinterno di questa specie quella di teatro, a manifestare i primi chiari segni di una mutata sensibilità al naturale.
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Autore: sd





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