Mostra ‘Gerardo Paoletti. La carne, la morte e il diavolo‘

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A Palazzo Fabroni - Museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia - la mostra Gerardo Paoletti. La carne, la morte e il diavolo, realizzata dal Comune di Pistoia/Palazzo Fabroni con il contributo della Regione Toscana nell'ambito del progetto “Toscanaincontemporanea2018”.

La mostra - curata da Valerio Dehò e Claudio Giorgetti, che resterà aperta fino al 18 novembre - vuole porre all’attenzione una modalità artistica che risulta essere contemporanea pur affiancandosi a pratiche del passato. I temi svolti hanno a che fare con gli archetipi come la morte o l’Eros, ma anche con il recupero delle marginalità. L’attenzione di Paoletti va agli esclusi, recupera i malintesi della Storia, le ansie di non comunicazione. L’artista “usa” la sua arte multidisciplinare e plurilinguistica per creare una memoria collettiva che non distingua in base a criteri moralistici, ma anche aperta alla trasgressione e al marginale come positivo confronto con le diversità.

Il lavoro di Paoletti si è sempre concentrato sull’attrazione per la fisicità, per il corpo, per il lato oscuro della mente dell’uomo. E’ un artista che nel contesto dell’arte contemporanea italiana ricopre un ruolo particolare e a sé stante rispetto alle tendenze neo-concettuali. Predilige il lavoro di ricerca e di accumulo di immagini provenienti dalla storia o scaricate da internet, in una visione in cui i linguaggi dell’arte devono convivere e non escludersi. Anche nei suoi lavori precedenti dedicati alla mafia ha teso a dare un valore quasi teatrale ai personaggi, animandoli in una sorta di galleria di maschere, di teste parlanti. 

Paoletti lavora per cicli attorno a tematiche esplicite.

La “carne” in questa mostra è rappresentata da una serie di lavori su cotone cucito in cui l’artista è partito da foto segnaletiche dei primi decenni del ‘900. Delinquenti, gente fuori dalla norma, che vengono interpretati come dei corpi smembrati, dei personaggi la cui corporeità è dichiarata ma anche scomposta, non in asse.

Il tema della “morte” è stato sviluppato da un lato attraverso l‘iconografia classica della morte come scheletro con tanto di falce, dall’altro ibridando questa tradizione con una serie di immagini ironiche che spostano l’asse temporale delle figure. Una morte dalle personalità plurime per dire che ci sono tante morti quanti individui, che generalizzare in questo caso può essere un errore e che i punti di vista al riguardo sono straordinariamente mutevoli.

Il “diavolo” diventa in questa sequenza un elemento necessario, non solo come traghettatore verso l’oltretomba, ma anche come simbolo del peccato e del male. Paoletti ha in questo caso creato non solo una Diavoleria che riprende i vecchi elenchi di creature dell’Inferno, ma ha creato dei personaggi strani, incerti sul proprio futuro, dei vagabondi dello spirito. I lavori hanno anche un respiro epico con una grande tela di 10 metri di lunghezza che sottolinea la dimensione narrativa del tema.

 

Gerardo Paoletti (Prato 1974). Vive e lavora a Pistoia. Si laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2001, ma già dal 1999 inizia a lavorare attivamente come artista e graphic designer collaborando con musei e gallerie private e con i più importanti marchi della moda italiana (Valentino, Ferrè, Les Copains, Mason’s, e altri). Nel 2003 vince una borsa di studio presso la Fondazione “Il Giardino di Daniel Spoerri, Hic Terminus Haeret” dove ha la possibilità di conoscere e lavorare a stretto contatto con alcuni tra i più importanti artisti contemporanei e realizza un’opera site-specific all’interno del parco. Nello stesso momento decide, insieme all’artista Federico Gori, di aprire una “factory” aperta a progetti di contaminazione tra diverse discipline artistiche (arte, teatro, musica, letteratura, danza). Negli anni successivi viene invitato costantemente ad importanti mostre di livello internazionale come “Miti, leggende e storia nella nascita di una città – Milano compie 2500 anni” a cura di Alik Cavaliere presso la Fondazione Stelline, Milano. “Abitanti” a cura di Bruno Corà presso il Museo Palazzo Fabroni, Pistoia. “Networking” a cura di Pierluigi Tazzi, Sergio Risaliti e Bruno Corà, presso i musei delle maggiori città toscane. “Abstraction, ordine e immaginazione” a cura di Valerio Dehò, "Premio Ermanno Casoli, Serra San Quirico (AN)”. “Le stagioni del nostro amore” a cura di Chiara Canali, progetto itinerante tra la Toscana ed il Piemonte. Nel 2013 espone nella mostra “Apocalisse di San Giovanni“ all’interno del Battistero di San Giovanni in Corte a Pistoia. Dal 2014 il progetto/mostra “La mafia siamo noi” ha girato varie città d’Italia.

Sede: Palazzo Fabroni, via Sant’Andrea 18 – Pistoia

Periodo: 30 settembre – 18 novembre 2018

Inaugurazione: sabato 29 settembre, ore 18.00

Orari: dal martedì al venerdì ore 10.00/14.00; sabato, domenica e giovedì 1° novembre ore 10.00/18.00 | chiuso il lunedì

Biglietti d’ingresso (comprensivi anche della visita alla collezione permanente di Palazzo Fabroni):intero € 3,50 - ridotto 2 euro

Catalogo: Gli Ori – 15 euro

Per informazioni

tel.0573 371214

sito web: musei.comune.pistoia.it

Facebook: @museicivicipistoia





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- Ultimo aggiornamento 30/09/2018 -Valid XHTML 1.0 Strict Valid CSS!