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Garante Regolamento Urbanistico


Verbale del Focus Group del 6 marzo 2008
con le categorie economiche ed i sindacati

Alle 17, nella sala riunioni dell’Assessorato all’Urbanistica, sono presenti l’assessore all’urbanistica, Silvia Ginanni, l’assessore alle attività produttive Barbara Lucchesi, il prof. Massa, l’architetto Giovannelli, l’Arch. Olga Agostini, il garante della comunicazione Angelo Ferrario e i rappresentanti di diverse organizzazioni sindacali e di categoria.
Ferrario fa una breve introduzione su modalità e significato del focus group, ricapitolando il percorso di confronto con la cittadinanza e le formazioni sociali finora svolto.
Il prof. Massa ricorda che in questa fase di passaggio dal piano strutturale al RU è auspicabile trovare un equilibrio tra azione pubblica e stakeholders.
Ci sono scarsi margini di manovra in termini di incremento edilizio; bisogna pensare ad una città di servizi nel quadro più ampio dell’area metropolitana.
Per “servizi” non si intendono solo quelli pubblici, ma anche interventi dei privati nel campo dello sport, dell’entertainment, ecc. Gli spazi rimasti per l’incremento abitativo dovrebbero essere destinati ad edilizia sociale.
Paolieri dell’Unione Agricoltori chiede quali interventi siano previsti per il settore agricolo/vivaistico.
Massa illustra, con l’ausilio di una carta,  il progetto della strada dei vivai, per cui si propone un tracciato non lineare, ma una sorta di sistema di rete in grado di raccordare le varie aziende, disseminate sul territorio. Tra l’altro i costi sarebbero inferiori.
L’assessore Lucchesi chiede se si ritiene che ci sia la possibilità di attrarre nuove imprese sul territorio comunale.
L’assessore Ginanni ricorda che nell’ultimo periodo si sono registrate pochissime richieste di aree ad uso produttivo; ci sono comunque diverse aree recuperabili e qualche margine per l’ampliamento della zona industriale di Sant’Agostino.
Certamente il RU tende a favorire le funzioni che fanno reddito e non rendita. Il territorio è piuttosto saturo; non più alloggi come investimento nel mattone, ma servizi alle persone o alle imprese.
Della Felice della CISL commenta positivamente l’attenzione a funzioni di tipo sociale e raccomanda di raccordarsi con i piani della Provincia.
L’assessore Ginanni e il prof. Massa confermano che stanno studiando la cosa con attenzione.
Benedettini, della Confcooperative, sostiene che si è costruito tanto, ma non per tutti. Non condivide i dati Istat: non ci sono tutte queste case vuote. C’è certo dell’invenduto, anche sul nuovo, ma perché non corrisponde alle reali possibilità economiche delle famiglie; 3000 euro al metro quadro sono veramente troppi.
Massa ricorda che secondo gli studi preliminari, risulta un fabbisogno di alloggi di edilizia sociale, nei prossmi anni, pari a 400 unità; queste abitazioni non potranno certo essere messe sul mercato in maniera ordinaria.
Marini, presidente della Spes, contesta questi dati, sostenendo di aver già ricevuto almeno 300 richieste di case popolari che non può soddisfare; addirittura per le abitazioni ad affitto calmierato (si parla sempre di 500 euro al mese) le richieste sono 4/5 volte l’offerta.
La Spes risponde a fasce sociali sempre più basse; l’edilizia sociale necessita di maggiori risorse pubbliche.
Anche Bevilacqua di Coopercasa sottolinea di avere oltre 250 richieste di alloggi economici.
L’arch. Giovannelli precisa che la cifra indicata è un dato vincolato dal piano strutturale; si parla comunque del futuro: altre operazioni sono già in corso.
L’assessore Ginanni ricorda che, oltre al residuo derivante dal piano strutturale, ci sono programmi già convenzionati e non ancora attuati, tra cui anche operazioni di edilizia sociale. Quei 400 alloggi sono “in più” e sarebbe già un grande risultato riuscire a realizzarli tutti in 5 anni.
Bisogna comunque pensare a strumenti innovativi, per riuscire a dare una risposta a quella “fascia grigia” composta da giovani, co.co.co, ecc. che non riescono ad accedere al mercato.
Il Comune non può far più di tanto; tra l’altro non si riesce più a fare un esproprio: in pratica si devono comprare le aree a valore venale…
Il prof. Massa sottolinea che il Ru è uno strumento; le politiche ci vanno costruite sopra. Per evitare gli espropri, il Comune potrebbe per esempio utilizzare lo strumento della perequazione.
Bevilacqua ha dei dubbi che funzioni; ci vorrebbe un ruolo molto forte dell’amministrazione comunale.
Massa concorda: il Comune dovrebbe fungere da promotore immobiliare, non lasciare che i privati trovino da soli l’accordo. Le norme devono essere rigide e chiare da subito.
Vezzosi dell’associazione vivaisti pistoiesi ricorda che ormai le aree utili agli imprenditori non bastano più: molti vanno a cercare terreni altrove. Le aziende vivaistiche sono in salute, ma non vogliono compromettere il territorio. E’ d’accordo con il progetto della strada dei vivai presentato.
Benedettini si rallegra del buon andamento anche occupazionale del sistema vivaistico, ma appunto mancano case economiche per chi nei vivai lavora.
Mazzocchi di LegaCoop giudica pregevole il lavoro sinora svolto sul RU e ritiene che quest’ultimo possa garantire uno sviluppo equilibrato e una buona coesione sociale. Pensa che il problema più grosso sia quello del consumo del territorio; da lì derivano le “sofferenze” del vivaismo, delle infrastrutture, nel campo dell’edilizia sociale.
Bisogna comunque mantenere alcune aree a vocazione produttiva, magari non pensando a nuovi grandi insediamenti, ma piuttosto alla riqualificazione delle produzioni esistenti. In chiusura, l’assessore Ginanni e il garante della comunicazione confermano di rimanere a disposizione per eventuali approfondimenti o per ulteriori incontri su problematiche specifiche.

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