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Introduzione
Salviamoli, salviamoci Prime indicazioni per la tutela e la valorizzazione dei luoghi storici del commercio a Pistoia In linea con gli orientamenti e le direttive della Regione Toscana ed i progetti integrati per la tutela attiva delle botteghe e dei mercati storici e di tradizione, anche a Pistoia sono state intraprese azioni volte a conoscere, salvaguardare e valorizzare i negozi ed i mercati del centro cittadino. Già in passato, ad opera del Museo Civico e dell’Ufficio Urbanistica del Comune, erano state promosse indagini sull’arredo urbano, con particolare riguardo alle testimonianze del commercio storico. Hanno fornito nuovi strumenti e stimoli in sede locale, le acquisizioni dei convegni nazionali Negozi e mercati storici e di tradizione, dalla tutela alla promozione, tenuto a Firenze nel marzo del 2004, su iniziativa della Regione, e La tutela dell’immagine storica del commercio come frontiera della qualità urbana e del turismo, organizzato nel mese successivo a Pistoia dal Touring Club Italiano. Il dibattito odierno si incentra sul riconoscimento del negozio storico e di tradizione come “bene culturale”, ovvero come elemento caratteristico per il mantenimento dell’immagine identitaria delle città, per la qualità della vita dei residenti e come risorsa per il turismo. Tutto ciò nell’epoca dei mercati globali e della sofferenza dei distretti produttivi locali, alle prese con una concorrenza agguerrita e sempre più in difficoltà nel preservare un’offerta diversificata e di qualità. Ai negativi contraccolpi della globalizzazione e all’introduzione di nuovi modelli di costume (che trovano corrispondenza nella proliferazione dei centri commerciali e nello ‘svuotamento’ degli antichi centri urbani, progressivamente ridotti a meri “divertimentifici”, come rilevato da Vittorio Emiliani), si sono di recente aggiunti quelli derivanti dall’abnorme crescita del mercato immobiliare, con rendite di locazione non commisurate alle capacità economiche delle imprese commerciali di tipo tradizionale, generalmente medio-piccole e a gestione familiare. In una situazione così dinamica, il Comune di Pistoia, in collaborazione con Confcommercio e Confesercenti, ha dato inizio ad un primo censimento dei negozi storici e di tradizione del centro cittadino, anche in relazione ai progetti di sviluppo del Centro Commerciale Naturale. Pistoia sta così operando, al pari di altre città italiane, per una non più dilazionabile opera di valorizzazione di un patrimonio culturale residuale ma ancora tangibile e capace di innescare processi virtuosi, costituito da esercizi commerciali dotati di una considerevole storia e anzianità d’impresa e di arredi ed elementi formali d’eccellenza. La considerazione nei riguardi dei “negozi storici” non può in ogni caso far perdere di vista l’importanza del tessuto commerciale più diversificato e minuto (poco eclatante o povero, mai però “minore”), che nel suo insieme rappresenta un fattore basilare per la vitalità dell’ambiente urbano.Da una prima valutazione dell’indagine svolta è emersa, da un lato, la rarefazione e la perdita progressiva, sensibilmente accelerata negli ultimi anni, delle realtà commerciali più notevoli sotto il profilo storico e testimoniale (molte anche durante la preparazione della presente pubblicazione) e, dall’altro, la persistenza di una ancora importante varietà dei generi di vendita e la diffusa presenza di elementi di qualità, talvolta offuscati da interventi incongrui e irrispettosi. Infatti se da un lato i più antichi e prestigiosi negozi dislocati lungo le arterie centrali hanno ceduto il passo a esercizi in franchising e a catene commerciali, le strade più periferiche, o più ‘abbordabili’ sotto il profilo delle locazioni (quando non si tratti di fondi di proprietà), mantengono un ancor considerevole numero di esercizi e di laboratori artigiani degni di attenzione. Un discorso a parte merita la conservazione dei mercati bisettimanali e soprattutto quello giornaliero della Sala, il cui mantenimento in situ (con regole definite e rispettate) rappresenta la migliore garanzia contro la fatale asfissia o il progressivo snaturamento che restano comunque insidie reali. In base all’elaborazione e allo studio dei dati raccolti sono stati individuati i casi più significativi e coerenti con i parametri d’anzianità d’impresa, di mantenimento del genere di vendita e di conservazione degli arredi originali, interni e esterni. Contemporaneamente, è stato rilevato anche il patrimonio diffuso di esercizi commerciali di qualità, stimabile in oltre duecento unità, costituito da un’ampia trama di negozi e laboratori artigiani, di esercizi di vicinato e di uso quotidiano che contribuiscono in maniera importante all’immagine urbana e alla vita dei cittadini. Per certi versi possiamo parlare di una ricchezza tutta particolare, per estensione temporale e soluzioni architettoniche, spesso considerata sottotono e meritevole invece di specifici interventi di salvaguardia e cura consapevole; si pensi, ad esempio, all’intero comparto della Sala, allo sviluppo dei borghi suburbani e alla tipologia delle Galerie commerciali che trova espressione nella Galleria Vittorio Emanuele e nella Galleria Nazionale. Nel centro cittadino sono inoltre distribuite in buon numero significative e peculiari testimonianze della secolare civiltà del commercio. Antichi banchi in pietra, sporti in legno, tettoie, rostre e cancelli in ferro, marchise, devanture, lampioni ed elementi di illuminazione, vetrine in legno e metallo, decori, insegne, supporti e complementi d’esposizione costituiscono delle vere e proprie invarianti d’arredo, fisso e mobile, e si inseriscono in maniera organica e funzionale nel panorama urbano contribuendo alla definizione dell’immagine tradizionale della vita di Pistoia. Gli stessi utensili e strumenti di lavoro, sia pure dismessi, e le stesse modalità di esposizione e di vendita effimera (caratteristica quella dei banchi e degli espositori mobili esterni) contribuiscono a connotare l’attività di commercio rendendola per certi versi unica e irripetibile. Ne risulta, fra l’altro, un ambiente che anche per questo appare naturalmente bello e accogliente, dall’aspetto particolare, capace di attrarre flussi turistici più qualificati, come ben sanno gli specialisti del settore, e di consolidare il senso di appartenenza dei cittadini. Al contrario, il caso eclatante dei falsi ‘borghi storici’, allestiti ad esclusivo uso commerciale come set cinematografici in sperdute lande lambite da autostrade, appare al tempo stesso paradossale e illuminante sulla necessità di preservare, anche solo in virtù delle medesime logiche utilitaristiche, i centri commeciali storici autentici. Secondo questa visione organica emerge quindi la necessità di inquadrare botteghe e negozi oltre che nella loro individualità anche all’interno di aree omogenee, sia sotto il profilo topografico che fisico e storico-concettuale, individuando e definendo dei comparti commerciali all’interno del centro storico e nelle aree adiacenti in corrispondenzaturistica promossa dal Comune in collaborazione con il Touring Club Italiano. Ne deriva un modello di struttura commerciale policentrica che arricchisce la città di luoghi di scambio e di aggregazione, sia permanenti che temporanei, tra cui i mercati tematici organizzati nelle vie e nelle piazze cittadine, che rivela specifiche vocazioni e possibilità di promozione coordinata. Su questi temi dobbiamo attualmente registrare un aggiornamento del quadro culturale, influenzato anche dalla diffusa percezione degli effetti negativi della globalizzazione. Sta così prendendo corpo un orientamento sempre più attento al valore tradizionale del commercio sia da parte degli operatori più sensibili e attenti, che già utilizzano il blasone della storia per la loro promozione, che da parte dell’amministrazione pubblica e delle associazioni di categoria. Questo nuovo clima potrà favorire atteggiamenti condivisi e partecipati superando la logica delle sole norme prescrittive, peraltro incompatibili con gli ordinamenti vigenti, e favorendo l’avvio di un circolo virtuoso pubblico-privato nel solco della tutela e della valorizzazione degli esercizi commerciali e del contesto urbano. Una prospettiva di questo tipo necessita di scelte programmatiche e strumenti, anche squisitamente urbanisitici, che assicurino la salvaguardia e l’integrità dei vari elementi caratteristici, a partire dal censimento e dal monitoraggio permanente dell’immagine del commercio locale. Un Osservatorio-Archivio del commercio pistoiese potrà portare alla realizzazione di un vero e proprio Atlante ragionato dei luoghi dello scambio cittadini, sollecitando e sostenendo tra l’altro progettazioni architettoniche consapevoli, sia nel campo del restauro che nel rinnovo degli ambienti, e nuove realizzazioni di qualità. Un primo rilevamento degli esercizi pistoiesi ha portato all’individuazione di specifiche categorie e parametri di riconoscimento (comparti, monumenti del commercio storico, invarianti d’arredo interno ed esterno, negozio storico, negozio di attività storica, negozio di tradizione o di vicinato, negozio d’autore), utili ad un inquadramento della situazione attuale e alla definizione di opportune azioni di valorizzazione e tutela. Il richiamo ad un glossario di riferimento, riportato di seguito, rimanda da un lato ad esigenze di chiarezza e dall’altro all’avvertita necessità di una comprensione e tutela globale delle espressioni tradizionali e identitarie del commercio in ambito locale, anche in considerazione delle previsioni del nuovo Regolamento urbanistico e ai dettati del Piano Cervellati relativi alla città storica. La presente pubblicazione, che propone i risultati, suscettibili di incremento e aggiornamento, relativi alla categoria dei Negozi e mercati storici, si offre come una prima tappa conoscitiva in vista di analoghe ed adeguate iniziative estese alle diverse espressioni del commercio e dell’artigianato locali. Gianluca Chelucci
Andrea Ottanelli |
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| I Luoghi del Commercio a Pistoia - Note legali - |
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