Pistoia ha una nuova piazza
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Discussioni


Centro Storico Piano Cervellati

  Moderatore: Angelo Ferrario


Messaggi presenti n. 9
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Inviato da: Alessandro Baccellini
data: 28/12/2012
Messaggio: Linteresse di tutti i cittadini pistoiesi verso le trasformazioni della nostra città è sicuramente un bel risultato. La necessità di aprire ancora spazi al turismo ed alla promozione del centro storico e delle sue attività commerciali, è sicuramente una strada da perseguire. Pistoia città moderna deve essere lo slogan per far progredire questa nostra città inserita nella Regione Toscana: un gioiello dellItalia che il mondo invidia. Pistoia città moderna deve essere però adeguatamente servita da parcheggi moderni. Perchè chi vive a Pistoia possa vivere veramente la propria città, ma anche per chi la visita con gli occhi del turista la possa apprezzare appieno come si conviene negli anni duemila e nel futuro prossimo.


Inviato da: Emilio Baria
data: 12/11/2012
Messaggio: Bene per il discorso del recupero degli spazi pubblici. ma dove si possono vedere questi progetti? e perchè non sono stati banditi dei concorsi o non sono stati affidati i lavori a studi di "archistar", in modo da coniugare utile con profitto e ritorno turistico?

Risposta: Il Piano per la città storica può essere consultato in questa pagina http:www.comune.pistoia.itassetto_terripianificazione_territorio.html

Angelo Ferrario

Inviato da: Iacopo Bojola
data: 06/11/2008
Messaggio: abito in centro storico (ZTL) e devo ammettere che è, a mio avviso, un privilegio. La nostra città è affascinate e non ha niente da invidiare alle altre località, forse più note, della Toscana. Questa doverosa premessa, tuttavia, mi porta ad esprimere le mie riserve su alcune "non scelte" della nostra amministrazione. Molte delle cause del degrado che è sotto gli occhi di tutti, dipendono in gran parte dalla sporcizia e dall abbandono della spazzatura presso i portoni e agli angoli delle strade. Ma se a Firenze, come a Siena ed in altre note città d arte, si ono adottati i cassonetti anche nei centri storici, che cosa osta perchè vengano adottati anche a Pistoia? Grazie per la risposta.e mi riservo di segnalare altre cose che vorrei cambiassero.


Inviato da: Egidio Masi
data: 21/05/2008
Messaggio: Intervengo nuovamente su una preoccupazione segnalata sul precedente messaggio.
La nuova caserma della Finanza in costruzione presso il nuovo ingresso a sud della città, vede i lavori di fermi da 8 mesi, inizia ovviamente il degrado e nessuno sembra conoscere il motivo dello stop. Converrete con me che la città non può permettersi di fare finta di nulla.


Inviato da: Egidio Masi
data: 16/12/2007
Messaggio: Dopo decenni la parte sud della città si avvia a profonde trasformazioni. Le idee e i progetti sono positivi, però come sempre sarà necessaria una attenta opera di controllo su quanto viene effettivamente realizzato. Per questo voglio segnalare un fatto preoccupante, la costruzione della nuova caserma della Guardia di Finanza è ferma da settimane, perchè ?. Un mostro incompiuto, alle porte d ingresso della città, sarebbe un cattivo avvio della trasformazione dell area Sud.


Inviato da: gianluca fagioli
data: 22/11/2007
Messaggio: Ci si preoccupa di costruire in città giustamente perchè una città deve crescere ma non ci si deve dimenticare la situazione a dir poco tragica dei servizi pubblici cittadini e dei collegamenti tra i capoluoghi. In particolare il pessimo collegamento ferroviario tra Pistoia e Firenze il mattino 6.15 6.40 7.07 7.18 7.32 7.47 questi i treni del mattino perennemente in ritardo!!! Perchè non spingere per avere un treno intermedio tra le 6.40 e le 7.07 che permetterebbe a chi entra alle ore 8 in ufficio a Firenze di non fare ritardo! Si cerca di scoraggiare l uso dell auto e poi non si fa nulla per l uso dei mezzi pubblici che sono perennemente in ritardo e stra affollati.


Inviato da: Beatrice Benesperi
data: 01/08/2007
Messaggio: E certamente importante pensare la città in modo globale e organico. Ma non dimentichiamoci dei numerosi e fastidiosi piccoli problemi che i fruitori del nostro centro storico devono affrontare. Pensiamo, per esempio, alla mobilità dei pedoni e dei ciclisti, resa difficoltosa a causa di percorsi accidentati e spesso ostruiti dalle automobili in sosta. Pensiamo anche ai piccoli e semplici interventi che farebbero davvero la differenza tra una città "inclusiva" di tutti i suoi fruitori ed una città che, di fatto, esclude una buona parte di essi.


Inviato da: Angelo Ferrario
data: 22/02/2007
Messaggio: Apriamo questo Forum dedicato al progetto per la città storica, adottato dal Consiglio Comunale con deliberazione n° 117 del 30102006 e in merito al quale sono pervenute, nei termini previsti, 38 osservazioni attualmente all esame dell amministrazione.
La documentazione relativa al piano è consultabile sul nostro sito nella sezione "Assetto del territorio".

Il moderatore


Inviato da: Silvia Ginanni - Assessore all Urbanistica
data: 22/02/2007
Messaggio: Fin dall’inizio del mandato l’Amministrazione Comunale ha creduto fortemente nella necessità di dotare la città storica di un proprio specifico piano urbanistico, che si è formato in stretta correlazione con il Piano della Mobilità Urbana e che si pone in rapporto anche con le iniziative per la riqualificazione del commercio, che hanno portato alla nascita del centro commerciale naturale.
Perché un piano per la città storica? Perché è necessario dare organicità a tutti gli interventi sugli spazi pubblici e privati di quella parte della città in cui si concretizzano visivamente i valori identitari fondamentali su cui si è sviluppato nei secoli il patto di cittadinanza e il nostro essere pistoiesi. Ed è proprio per sviluppare e ribadire questi valori e questa cittadinanza che oggi vogliamo proporre una rilettura organica e dinamica del ruolo della città storica nella Pistoia nel 2000, partendo da alcuni principi fondamentali.
In primo luogo, la città storica non deve essere considerata più come centro storico, cioè come quella parte di città in cui si concentrano tutte le funzioni principali, in contrapposizione alla città cresciuta oltre le mura, che diventa in questa concezione contrapposta a un centro e quindi periferia. La nostra concezione di fondo invece è quella della città policentrica, in cui la città storica è una porzione della città moderna, in cui è bene che si sviluppino le funzioni coerenti con la tipologia urbanistica che si è sedimentata nei secoli e che costituisce un’opera d’arte diffusa, ma è una porzione che non impedisce lo svilupparsi anche delle altre parti fondamentali del nostro territorio pistoiese, dai paesi della collina, alla montagna, alle zone di frangia alla pianura produttiva.
La città è un insieme di luoghi e non di spazi. La concezione di spazio è puramente quantitativa, quella di luogo è invece qualitativa e sta a indicare una specificità, una unicità delle nostre strade, dei nostri vicoli, delle nostre piazze, dei nostri monumenti, dei nostri edifici. E la Pistoia storica è un luogo di per sé unico e irripetibile, diverso dalle altre città e diverso dalla parte moderna della nostra stessa città; come tale va valorizzata e preservata, ma anche reinterpretata secondo le esigenze dei cittadini di oggi, perché il valore identitario di un luogo, in particolare di una città storica, lo si perde non solo per interventi architettonici sbagliati ma anche e direi soprattutto per una museificazione della città stessa, cioè per la sua funzionalizzazione esclusiva alle esigenze di utenti esterni, che non vivono la città ma semplicemente la guardano e la usano.
Per questo uno degli obiettivi fondamentali del Piano è la restituzione della città storica a un numero sempre maggiore di residenti, che la abitino stabilmente, ciò che permette di preservare il carattere di città, di luogo vissuto della Pistoia storica.
La città storica non è solo quella racchiusa entro la seconda cerchia di mura, ma si estende fino alle mura medicee, comprendendo tutte quelle estensioni della città medievale, costituite principalmente dai complessi conventuali, che fin dall’inizio hanno assunto una funzione di interscambio tra la città racchiusa nella seconda cerchia di mura e il territorio esterno e che costituiscono un patrimonio fondamentale non solo per la lettura della città, ma anche per la fruizione che di essi è possibile fare in relazione al sistema delle mura medicee, per la grande valenza anche oggi di luoghi aperti e verdi nella città storica. E sono i conventi di S. Lorenzo, S. Bartolomeo, SS. Annunziata, S. Domenico, degli Olivetani, di S. Francesco, del Carmine. Il Piano propone, in relazione a questi luoghi e alle stesse mura medicee, tutta una serie di interventi di recupero, che diano il senso di un ampliamento della percezione della città storica non limitata al classico passeggio domenicale.
Questi i principi fondamentali su cui si è basato il lungo lavoro svolto dall’Arch. Cervellati e dai suoi collaboratori, supportato dagli uffici del Comune; a partire da questi principi il Piano per la Città storica si prefigge di intervenire su tre grandi temi:
1. la sosta e i percorsi in entrata e in uscita dalla città storica
2. il recupero degli spazi pubblici
3. la regolamentazione degli interventi edilizi
Sul primo tema voglio innanzitutto ribadire che questo Piano è nato e si è sviluppato in stretta correlazione, direi in sinergia fondamentale, con il Piano Urbano della Mobilità; è stato un lavoro organico lungo e delicato, che vede per la prima volta uno stretto lavoro di costruzione parallela di questi due importanti strumenti. La mobilità nella città storica, infatti, costituisce un elemento fondamentale per sviluppare qualsiasi strategia urbanistica, innanzitutto perché, se vogliamo che il centro sia un luogo fruito e vissuto al meglio, non possiamo dimenticarci che oggi gli spostamenti avvengono per la maggior parte con mezzi motorizzati; pertanto sia che si parli di residenti, sia che si parli di commercio, sia che si parli di turismo, l’organizzazione della sosta e dell’entrata e uscita dalla città storica è fondamentale.
Il Piano non prevede oggi ulteriori ampliamenti della zona a traffico limitato o della zona pedonale, ma pone un principio fondamentale che è poi quello proprio del PUM: la città storica non può essere utilizzata come luogo di attraversamento, ma solo come luogo di arrivo e di partenza: è per questo che si parla di porte di accesso alla città.
Si ribadisce, anche in questo Piano, l’organizzazione della sosta che abbiamo già discusso nel PUM, prevedendo nuovi parcheggi, la maggior parte dei quali interrati, in sostituzione anche dei posti auto attualmente presenti nelle principali piazze. Le aree interessate da nuovi parcheggi saranno quella dietro la Chiesa di S. Bartolomeo di proprietà della Curia, Via dei Pappagalli, Piazza S. Lorenzo, Piazza della Resistenza, Via Malpighi, l’area del Seminario, il parcheggio Sacconi dietro le mura di S. Pierino, l’area dell’ex mercato ortofrutticolo, Via degli Armeni; si prevede poi il potenziamento del parcheggio Salvestrini.
Il risultato è un aumento complessivo degli spazi per la sosta, soprattutto per i residenti ma anche di quelli a servizio delle attività, e la possibilità di organizzare, in relazione a questi punti di sosta definiti organicamente per tutta la città storica, percorsi di fruizione della città stessa.
Tengo a precisare che le previsioni di parcheggio derivano anche da un esame di fattibilità delle stesse. Infatti tra molte soluzioni, anche alternative, possibili nel centro storico di Pistoia i nostri uffici e i nostri consulenti hanno proposto nel Piano quelle per cui esistono già o proposte di realizzazione, soprattutto da parte dei privati, oppure manifestazioni di disponibilità, o quelle che comunque hanno un costo e una possibilità di finanziamento contenuta e quindi possibile con una giusta programmazione degli interventi.
Il tema della sosta poi si correla strettamente a un altro tema fondamentale: quello del recupero dei luoghi pubblici e in particolare delle piazze, oggi usate come semplici contenitori di auto. Anche qui una precisazione fondamentale: il recupero delle piazze e la loro restituzione ai cittadini come luoghi di incontro non prescinde, nelle previsioni del Piano, dall’assicurare i posti auto con la realizzazione dei parcheggi previsti; in altre parole non si tratta semplicemente di un abbellimento architettonico di una piazza, ma di un’operazione più complessa di rifunzionalizzazione di una determinata zona.
Per esempio: in S. Bartolomeo non si prevede solo di togliere le auto dalla piazza, ma la perimetrazione del piano si estende fino all’individuazione precisa della zona in cui può sorgere il parcheggio sostitutivo e in ampliamento a quello esistente. Lo preciso per dare una dimostrazione del fatto che questo Piano non prescinde dalle esigenze fondamentali di una città e soprattutto non scinde la parte architettonica da quella funzionale e di relazione con i cittadini e i residenti che vi abitano.
Le piazze principali prese in considerazione sono S. Lorenzo, S. Bartolomeo, Piazza del Carmine, Piazza S. Francesco, S. Domenico, la zona pedonale del Globo, Piazza Garibaldi, Piazza S. Piero Maggiore.
Per ciascuna piazza il Prof. Cervellati, insieme ai suoi collaboratori, ha disegnato una visione di insieme di come noi vorremmo che questa piazza fosse trasformata. Sono progetti importanti, che danno il senso della crescita di una città e soprattutto intervengono organicamente su una città come Pistoia, che si è preservata nei secoli nei suoi tratti fondamentali e che, se valorizzata nei punti più belli, può davvero diventare un centro di interesse fondamentale, non solo nell’area metropolitana ma anche uno dei centri storici più belli della Toscana di oggi. E non dimentichiamoci che la Toscana è una delle regioni più turisticamente apprezzate e attraenti d’Europa e forse del mondo.
A fianco dei progetti sulle piazze il Piano prevede anche il recupero urbanistico della zona delle mura urbane e di tutto quel complesso di luoghi a esse legato: Porta Lucchese, Porta Carratica, Viale dell’Acardia, la sistemazione del verde entro le mura, con la Fortezza di S. Barbara ma anche con la valorizzazione dei complessi conventuali che si attestano su di esse e che rammentavo poc’anzi.
Infine, l’ultimo tema è la regolamentazione degli interventi dei privati sugli edifici del centro storico. Il Piano parte da una analisi tipologica dei singoli edifici presenti nella città storica: è una novità importante, direi essenziale, che soppianta la lettura tradizionale per zone indistinte e con una zonizzazione che ricalca anche quella delle periferie (zone A, zone di espansione B etc.); qui ciascun edificio è individuato e catalogato secondo il tipo storico a cui corrisponde.
Ogni edificio è catalogato come specialistico civile, specialistico religioso, palazzo, palazzetto, ecc.e per ogni tipologia viene dettata una disciplina di intervento.
Si chiede un’ulteriore attenzione a chi interviene in centro storico: l’intervento edilizio non si limiti alla sola unità immobiliare, al solo palazzo (specie se si tratta di ristrutturazione), ma coinvolga anche i luoghi aperti di pertinenza dell’immobile; pensiamo alle tante corti interne che ci sono nel centro storico e che andrebbero davvero valorizzate. Alla tipologia edilizia sono legate una serie di funzioni precise e specifiche ma anche elastiche, che si possono attagliare alle esigenze dinamiche della Città, superando la concezione del Piano Regolatore Generale per il centro storico, organizzato per zone indistinte ma per funzioni assolutamente rigide, e legando l’utilizzo possibile dell’edificio alla sua tipologia.
Tutto ciò con due obiettivi: riportare, come detto le famiglie a vivere ed abitare il centro storico e riqualificare il commercio, evitando il più possibile le forme omologanti (penso ai negozi in franchising, che hanno una loro funzione, ma che nei centri storici tendono a far s che tutti gli "store" diventino uguali da Pistoia, a Firenze, a Praga a Parigi).
Questo è un piano complesso, per molti versi ambizioso, di lunga durata, rappresenta però forse il primo progetto organico per la città storica di Pistoia. Vorremmo che fosse attuato in tempi ragionevoli, senza sbavature e nel miglior modo possibile, innescando una sinergia positiva tra la dinamicità delle esigenze della città e la necessaria elasticità delle norme che guardano a queste importanti trasformazioni.




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