Dati definitivi al 24 ottobre 2010

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6°  CENSIMENTO  GENERALE  DELL’AGRICOLTURA

Il  quadro  al  24  ottobre  2010.

Notevoli  le trasformazioni che hanno interessato il comparto nell’ultimo decennio, un periodo complesso per l’agricoltura italiana, influenzata fortemente dalla crisi economica, dalla volatilità dei prezzi delle commodity agricole, dai mutamenti nella Politica Agricola Comunitaria, nonché dalle nuove sfide legate alla sostenibilità ambientale.

I risultati definitivi della sesta tornata censuaria mostrano un’agricoltura caratterizzata da aziende agricole diminuite di numero ma di dimensione maggiore, nelle quali continua a prevalere il carattere familiare, ma con importanti segnali di rinnovamento verso forme flessibili di gestione fondiaria, verso modalità di conduzione da parte di società di capitali, verso una accresciuta utilizzazione di manodopera salariata.

Il rinnovamento dei capi azienda è ancora lento in termini di età e titolo di studio, con tendenziale crescita della quota di aziende condotte da donne, però aumenta la diversificazione delle attività aziendali e si evidenzia una maggiore attenzione alla tutela del territorio. Queste tendenze si manifestano con diversa intensità nelle varie aree geografiche dell’Italia, confermando il divario esistente, in termini di produttività e di modernizzazione, tra l’agricoltura del Nord e quella del resto del Paese.

 Sono 1.620.844 le aziende agricole e zootecniche attive in Italia (-32,4% rispetto al 2000).

La dimensione media è di 7,9 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) (+44,2%). La SAU complessiva è pari al 42,8% del territorio nazionale (12,9 milioni di ettari totali), in diminuzione del 2,5% rispetto al 2000.

Negli ultimi dieci anni si è assistito in tutte le regioni ad una diminuzione del numero di aziende, fenomeno questo che ha interessato prevalentemente quelle di piccola e media dimensione (inferiori a 30 ettari), mentre quelle con 30 ettari e oltre di SAU sono aumentate sia in numero che in superficie: nel 2010 esse rappresentano il 5,3% delle aziende italiane e coltivano il 53,8% della SAU nazionale.

Allo stesso tempo si è riscontrata una crescita della dimensione media delle aziende, in particolar modo nell’Italia insulare (+79,8%) e nel Centro (+51,1%). Nonostante ciò, le aziende del Nord continuano ad avere le maggiori dimensioni medie (14,4 ettari di SAU per azienda nel Nord-ovest e 9,8 nel Nord-est), mentre al Sud si rileva il valore medio più basso (5,1 ettari per azienda).

In Toscana le aziende agricole rilevate sono 72.686, per una superficie agricola totale  (SAT) di quasi 1.300.000 ettari ed una superficie agricola utilizzata (SAU) ci circa 750.000 ettari.

Le aziende toscane rappresentano il 4,5% delle aziende rilevate a livello nazionale e il 29% di quelle localizzate nel Centro Italia. Al decremento del 32,4 % delle aziende agricole a livello nazionale corrisponde nella nostra regione un decremento del 40%, peraltro in tendenza col Centro Italia. 

Situazione ancora più critica, dunque, anche se, a questa diminuzione non ne corrisponde una di altrettanta portata  per le superfici: 17 % in meno di SAT e quasi il 12% in meno relativamente alla SAU. E in particolare, mentre nel 2000 la Toscana deteneva il 6,5% di superficie agricola effettivamente utilizzata, nel 2010 non arriva al 6%. La dimensione media aziendale è però superiore alla media nazionale, che si è detto essere di 7,9 ettari: le nostre aziende, infatti, sono passate da una media di circa 7 ettari nel 2000 ad una media di poco superiore ai 10 ettari nel 2010, a conferma della tendenza, ormai in atto da tempo, circa l’uscita dal comparto delle piccole aziende, in favore di aziende più strutturate, a volte formatesi dall’accorpamento di quelle già esistenti.

 Il 49% delle aziende agricole toscane ha il centro aziendale nelle province di Arezzo (18%), Grosseto (17%) e Firenze (14,5%). Rispetto alle 13.146 aziende agricole rilevate nella provincia di Arezzo (con un decremento decennale del 35,2%), la provincia di Pistoia ne annovera 6.897, erano 11.469 nel 2000 (- 39,9%).  Il decremento numerico maggiore lo hanno però avuto Massa Carrara (-59,7 %) e Prato (-54,5%).

Fermo restando la generalizzata contrazione di aziende e superfici  (nella nostra provincia sia la SAU che la SAT sono diminuite nel decennio del 14,8 %, a fronte di una diminuzione regionale media rispettivamente dell’11,8 per la SAU e del 16,8 per la SAT), sembra verificarsi un maggior utilizzo della superficie aziendale .

Le TAVOLE RIPORTATE visualizzano la serie storica del numero di aziende per ciascuna Provincia della nostra Regione (TAVOLA n. 2A) e per ciascun Comune della nostra Provincia (TAVOLA n. 2B), inoltre la serie storica della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) per Provincia (TAVOLA n. 3)  e della Superficie Agricola Totale (SAT) , sempre per ciascuna Provincia della Toscana (TAVOLA n. 4).

La TAVOLA n. 1 riporta le aziende suddivise per classe di SAU e per Provincia al Censimento del 2010.

L’analisi delle superfici  medie rileva che dal 2000 ad oggi la superficie media aziendale è aumentata ovunque. I dati regionali rilevano un incremento da 7 a 10 ettari per la SAU e da 13 a 18 per la SAT. Sono Siena, Grosseto e Pisa le province in cui la dimensione media risulta essere maggiore, in particolare  le aziende del senese si caratterizzano per una superficie media utilizzata di circa 20 ettari. Nella provincia di Pistoia la superficie media aziendale utilizzata passa da 2 a 3 ettari e la SAT da 5 a 7 ettari.

Nel dettaglio i Comuni toscani in cui sono localizzati la maggior parte dei centri aziendali agricoli sono Arezzo con 2.222 aziende, segue PISTOIA CON 1.951 AZIENDE (grosso decremento nel decennio, ma ricordiamo che sono cambiati anche i riferimenti per la rilevazione), Cortona (1.874) e Grosseto (1.823).

 Guardando con maggior dettaglio ai risultati del 6°Censimento Generale dell’Agricoltura per Pistoia e per gli altri Comuni della nostra Provincia, le ulteriori tavole proposte illustrano:

la TAVOLA n. 5: il numero di aziende per classe di superficie agricola utilizzata (SAU)

la TAVOLA n. 6: il numero di aziende per classe di superficie agricola totale (SAT)

la TAVOLA n. 7: le aziende per forma di conduzione

la TAVOLA n. 8: le aziende secondo l’età del capo azienda

la TAVOLA n. 9: le aziende per classe economica di reddito.

La struttura agricola e zootecnica italiana, pur continuando a basarsi su unità aziendali di tipo individuale o familiare (96,1%), nelle quali la conduzione diretta dell’azienda da parte del conduttore e dei suoi familiari rappresenta la forma prevalente (95,4%), mostra significativi segnali di cambiamento.

In particolare, la struttura fondiaria risulta molto più flessibile rispetto al passato, grazie al maggior ricorso a forme di possesso dei terreni diversificate e orientate sempre più all’uso di superfici in affitto o gestite a titolo gratuito. La SAU in affitto è aumentata del 50,3% e quella in uso gratuito del 110,8%, raggiungendo complessivamente il 38,1% del totale (era il 23,2% nel 2000).

Evidente è poi la crescita degli investimenti nel settore da parte di società di persone o di capitali e di cooperative. Le aziende condotte in forma societaria aumentano del 48,2% rispetto al 2000, pur continuando a rappresentare solo il 3,6% del totale delle aziende censite. Esse, tuttavia, coltivano il 17,7% della SAU rilevata nel 2010.

In Toscana è il 72% delle aziende tende ad utilizzare solo terreni di proprietà dell’azienda stessa, mentre nel 6% dei casi l’attività agricola viene svolta su terreni solo in affitto, ancora nel 6% su terreni conferiti ad uso gratuito (contro una media italiana del 4%) e ben nel 15% dei casi su terreni in “proprietà e affitto” oppure in “proprietà e uso gratuito” o in “proprietà, affitto e uso gratuito”.

In Toscana l’83,5% circa delle aziende agricole è dedita alla coltivazione di legnose agrarie, ma il 54,3% delle aziende si occupa della coltura dei seminativi. In termini di superficie, i seminativi occupano il 64 % della SAU toscana, seguono le legnose agrarie (23%), i prati e i pascoli (13%) e gli orti familiari (meno dell’1 %).  All’interno delle legnose agrarie troviamo l’olivo, che occupa quasi 92.000 ettari e rappresenta il 12% della SAU toscana, e la vite, circa 60.000 ettari, che rappresenta l’8% della SAU e per la quale ad una contrazione numerica delle aziende che la coltivano corrisponde un’espansione della superficie dedicata. Proprio nella provincia di Pistoia, così come in quelle di Livorno e Grosseto, aumentano, rispetto al 2000, le superfici dedicate alla vite.

Mentre sull’intero territorio italiano la superficie boschiva delle aziende agricole corrisponde al 2%, la percentuale sale al 20% guardando al solo Centro Italia. Le aree boschive incidono in Toscana per il 33% del totale della superficie agricola aziendale (-12 % rispetto a dieci anni fa).

Nella provincia di Pistoia esse occupano il 46,1% della SAT, con un decremento del 2,5%.

In Italia, su un totale di 217.449 aziende con allevamenti sono 124 mila le aziende che praticano l’allevamento bovino, pari al 57,1% di quelle zootecniche. Questo tipo di allevamento è particolarmente diffuso nel Nord del Paese, in particolare in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Nel complesso queste quattro regioni detengono poco meno dei due terzi (64,6%) del patrimonio bovino italiano.

In controtendenza rispetto agli altri tipi di allevamento, il settore bufalino registra un incremento sia di aziende allevatrici sia di capi allevati rispetto al 2000. Il numero di aziende passa da 2.246 a 2.435(+8,4%), mentre i capi raddoppiano, passando da 182 mila a 360 mila. Gli allevamenti sono concentrati in Campania e Lazio (che insieme detengono l’82,2% delle aziende e il 90% dei capi).

Più in generale le regioni del Nord si confermano essere quelle a maggiore vocazione bovina, suina ed avi-cunicola, mentre quelle del Centro-Sud e delle Isole continuano ad essere tradizionalmente legate all’allevamento ovi-caprino e bufalino.

Pur confermando la struttura tradizionale dell’agricoltura italiana, i risultati del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura evidenziano significativi segnali di cambiamento a testimonianza di un settore in lenta, ma chiara evoluzione socio-economica.

In dieci anni la forza lavoro è diminuita del 50,9% e si è spostata verso la manodopera salariata (la cui quota passa dal 14,3% al 24,2% tra il 2000 e il 2010). La quota di manodopera femminile risulta pari al 37%. La presenza dei familiari in azienda tende a diminuire (-56,6%), ma coloro che restano intensificano il proprio apporto, specializzandolo e professionalizzandolo. Circa il 99% delle aziende agricole fa ricorso a manodopera familiare, un dato che conferma come la famiglia rappresenti il tessuto connettivo della produzione agricola nazionale.

In Toscana nel 95,6% delle aziende risulta prevalente la conduzione diretta del coltivatore. E’ indubbia però la relazione fra la forma di conduzione e le dimensioni aziendali: la superficie agricola utilizzata dai centri aziendali con salariati è 6 volte superiore a quella delle aziende con conduzione diretta (circa 54 ettari contro 8,5 ettari).

Nel Comune di Pistoia, ben 1888 (sul totale delle 1951 aziende rilevate)  sono a conduzione diretta del coltivatore, 58 con salariati e 5 in altra forma (vedi tav. 7).

Benché in Toscana la prevalenza delle unità agricole sia costituita da aziende individuali che ricoprono il 67% della SAU regionale, il 7% di centri aziendali con sede nella nostra Regione rappresenta una società, ed è questo a fare la differenza in termini di superficie: se a livello nazionale la quota di SAU relativa alle società è pari al 18%, da noi tale quota sfiora il 30%.

Il Censimento del 2010 ha rilevato per la prima volta informazioni sugli stranieri operanti all’interno dell’azienda agricola. La loro presenza risulta essere sempre più significativa. In particolare, i lavoratori stranieri, pari a 233 mila unità, rappresentano il 24,8% della manodopera aziendale non familiare e il 6,4% di quella complessiva. Il 57,7% della forza lavoro straniera proviene da Paesi dell’Unione Europea, mentre il 42,3% da Paesi non appartenenti all’Unione. La distribuzione per tipo di contratto stabilito con l’azienda evidenzia come i cittadini extra UE prevalgano nella forma di lavoro continuativa, mentre nelle forme contrattuali più flessibili sono relativamente più frequenti gli stranieri appartenenti a paesi membri dell’Unione europea. Tendenza caratteristica della regione Toscana è invece che, nel caso di manodopera straniera, quella extraeuropea eccede sempre quella europea.

Il 30,7% delle aziende oggi è gestito da un capo azienda di genere femminile, esattamente così anche in Toscana, mentre si scende al 26,2 % dei casi nella provincia di Pistoia. Valori superiori alla media si registrano nel Sud (34,7%) e nel Centro Italia (31,9%). Molto ridotta è invece la gestione aziendale da parte di stranieri (0,1%), con valori più elevati nel Sud (0,6%) e l‘1% dei casi in Toscana, dove nel 66% dei casi il capoazienda ha età superiore ai 55 anni e soltanto per il  9% età inferiore ai 40, con una punta dell’11% in provincia di Pistoia, dove la quota di coadiuvanti familiari con meno di 40 anni (20%) eccede di 4 punti percentuali la media regionale.

Dai dati emerge chiaramente che all’aumentare dell’età del conduttore diminuisce la dimensione fisica dell’azienda.

In generale, la formazione dei capi azienda è decisamente ancora molto legata all’esperienza sul campo (letteralmente!) e meno al grado di istruzione conseguito: il 71,5% dei capi azienda ha un livello d’istruzione pari o inferiore alla terza media (70,8% per gli uomini e 73% per le donne). Solo il 6,2% dei capi azienda è laureato e solo lo 0,8% risulta aver acquisito una laurea ad indirizzo agrario.

Sono 44.455 le aziende biologiche nel nostro Paese (il 2,7% del totale nazionale). Rilevante appare la loro presenza nel Mezzogiorno, dove si trova il 63% delle aziende che praticano la produzione biologica. In particolare, nelle Isole si registra il valore più alto di superficie biologica media per azienda (24,9 ettari per azienda) e quote più elevate di capi allevati con metodo biologico sul totale, per quasi tutte le specie.

Nel settore zootecnico il metodo di produzione biologico risulta essere relativamente più diffuso nell’allevamento dei caprini (9,8% del totale dei capi allevati) e degli ovini (9,1%).

Gli investimenti per la produzione di energia da fonte rinnovabile interessano 21.573 aziende agricole, prevalentemente di grandi dimensioni, localizzate soprattutto nel Nord Italia (62% del totale). La tipologia di impianto più diffuso è quella solare (80% delle aziende hanno impianti di energia rinnovabile), seguita da quella relativa alla geotermia (11%) e da quella che utilizza biomassa (9%). La Toscana si colloca ai vertici di questa “classifica“ nazionale con 2.165 unità, con riferimento all’utilizzo di biomassa, la precedono il Trentino Alto Adige e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Trattando di aziende con impianti, per quel che riguarda alcune caratteristiche del capo azienda, in Toscana la quota di capi azienda con un titolo di studio superiore al diploma triennale corrisponde al 55% circa, mentre fra le aziende senza impianti è del 30%.

Il contributo delle aziende agricole per la produzione di energia da fonte rinnovabile deriva anche dalla coltivazione di specie vegetali utilizzate a fini energetici e non alimentari. In tale produzione sono coinvolte 1.382 aziende, prevalentemente localizzate nel Nord del Paese (78% del totale nazionale), che destinano a tali colture 17.018 ettari. Di queste 1.382 aziende, le toscane sono 39 e la loro superficie è di circa 575 ettari.

Durante il triennio 2008 – 2010 le aziende agricole interessate alla manutenzione e/o alla realizzazione di siepi, filari di alberi e muretti – attività importante per la prevenzione di eventi di dissesto idrogeologico del territorio - sono state 273.923, il 16,9% del totale aziende con superficie. Un altro indicatore dell’azione di presidio sul territorio da parte delle aziende agricole è rappresentato dalla vicinanza della residenza del conduttore, o della sede legale della persona giuridica, al centro aziendale: ebbene, l’80% dei conduttori o delle persone giuridiche risiede nello stesso comune nel quale è localizzato il centro aziendale. La distribuzione del fenomeno a livello regionale mostra che tale percentuale aumenta passando dal Mezzogiorno al Nord.

Ancora bassa l’informatizzazione delle aziende agricole italiane: meno del 4% utilizza Internet per la gestione delle coltivazioni o degli allevamenti o per i servizi amministrativi.

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